Monthly Archives: maggio 2014

“TAXI, PROTESTA A OLTRANZA.” di Giacomo Valtolina

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Da Corriere della Sera 20/05/2014

Cosa abbiamo capito:

di Grecia Gonzales

Tassisti contro l’app del noleggio: inseguimenti e due autisti feriti. Corteo anti Uber: Il prefetto afferma che sarà sanzionato chi viola le regole. Uber è un servizio che permette di prenotare un’auto con conducente via smartphone, utilizzando un’applicazione, il sistema di localizzazione e il pagamento con carta di credito. Funziona così Uber, l’app nel mirino dei tassisti che la giudicano illegale. A Milano la categoria protesta da tre giorni e sarà ricevuta mercoledì dal ministro dei trasporti Maurizio Lupi. I taxi lamentano il mancato rispetto della legge che regola l’attività del noleggio con conducente differenziandola dalle auto gialle. I tassisti sono ormai padroni delle strade di Milano e la questione, ieri, è ufficialmente diventata di ordine pubblico. Due i fronti d’azioni decisi dal prefetto: saranno sanzionabili per interruzione di pubblico servizio se continueranno le agitazioni spontanee; gli autisti Ncc (noleggio con conducente) affilliati a Uber potranno essere multati anche dagli agenti di polizia. Uber ha superato un miliardo di dollari d’incassi e pensa a una eventuale quotazione a Wall Street: al momento la valutazione si aggira su tre miliardi e mezzo di dollari. La società ha ricevuto capitali freschi per 307 milioni di dollari. I prezzi di Uber sono quasi il 20 % mediamente superiori rispetto a quelli dei Taxi considerando lo stesso tragitto. Dopo il lancio di uova contro la 30enne manager di Uber, Benedetta Arese, culmine della contestazione di sabato, ieri i tassisti avrebbero dovuto osservare una giornata di protesta mitigata con i turni liberi, svincolati dagli orari delle licenze comunali. Almeno in attesa dell’incontro di domani con il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi. E invece la tensione era già alta fin dal mattino, a causa delle aggressioni avvenute nella note: due tassisti, in due diverse circostanze, tra le due e le quattro di lunedì mattina, hanno accerchiato due autisti Ncc che, nel tentativo di scappare, lì hanno investiti con la propria vettura causando loro lievi ferite. Ma nonostante l’ultimatum del prefetto e le richieste dei sindacati d’interrompere l’agitazione, qualche ora più tardi i blocchi erano ricominciati, con i delegati sindacati a fare gara nel dissociarsi. Azioni disarticolate e disomogenee, per gli stessi tassisti, divisi nei conciliaboli alle piazzole della città tra chi vorrebbe lavorare e chi lo impedisce. L’unico punto d’incontro dunque è il nemico Uber. E Uberpop, la versione low cost che permette a tutti di fare il tassista. L’accusano gli stessi Ncc: “Innovazione non significa illegalità”. L’onda lunga delle agitazioni milanesi, adesso, rischia di espandersi nel resto della Penisola. In particolare a Roma: “Siamo preoccupati, ha spiegato all’Adnkronos Alessandro Atzeni di Lazio Uilt settore taxi. L’incontro con il ministro di domani ci farà decidere come organizzarci”.

23 maggio 2014

SE UN FUMETTO SU FUKUSHIMA FA PAURA AL GIAPPONE di Giampaolo Visetti

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Da la Repubblica 20/05/2014

Cosa abbiamo capito:

di Giuseppe Virga

È pericoloso tornare a vivere a Fukushima: non è un’inchiesta giornalistica, ma la denuncia del manga Oishinbo. È uscito il nuovo capitolo del manga in cui il protagonista, un giornalista, va a Fukushima e subisce la stessa sorte degli abitanti del luogo: inizia a sanguinargli il naso ininterrottamente. Nel Manga si denuncia il silenzio dello Stato e della comunità scientifica sui rischi per la salute legati al tornare a vivere nella città giapponese e nel mangiare i prodotti di quell’area. I ricercatori della centrale si difendono e dicono che è difficile definire una relazione tra la salute della popolazione e la crisi atomica mentre il governo, in particolare il premier Shinzo le definiscono notizie prive di fondamento. Le autorità, anche loro contro il manga, affermano che questa notizia rischia di danneggiare l’intera economia giapponese, basata in larga parte sull’agricoltura, e di creare panico nella popolazione. Intanto il popolo di Fukushima continua a dire che la situazione mostrata nel manga è vera e che, per non essere giudicati al posto di lavoro o dagli amici, devono coprirsi il volto. L’editore del fumetto ha annunciato ieri che, dopo 34 anni, Oishinbio sospenderà le pubblicazioni temporaneamente. Il premier per fermare il declino economico della nazione è deciso a riaprire le centrali nucleari sicure in vista delle Olimpiadi di Tokyo.

Secondo me se la popolazione di Fukushima continua a ribadire che quell’incidente di tre anni fa ha avuto delle ripercussioni sulla loro salute la comunità scientifica, invece di continuare a smentire, dovrebbe cercare di aiutare quella gente trovando una soluzione al loro problema. Il governo cerca di rassicurare la popolazione dicendo che le notizie riportate nel manga sono prive di fondamento ma in realtà la popolazione lo deve sapere perché non è che coprendo tutto quelle persone staranno di nuovo bene. La dignità è un sentimento che tutti possediamo ed è giusto che gli abitanti di Fukushima tornino ad averlo e possano andare al lavoro e uscire con gli amici senza maschere sul volto. Infine posso aggiungere che il Giappone dovrebbe cercare di basarsi su altre fonti energetiche, invece di puntare sul nucleare, così da evitare pericoli futuri.

23 maggio 2014

AI BIMBI FARMACI IN VISTA DEL CAMBIO DI SESSO Enrico Franceschini

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Da La Repubblica 20/05/2014

Cosa abbiamo capito:

di Ela Parrino

La novità: è stato aperto un nuovo ospedale pubblico in Gran Bretagna dove si potranno effettuare degli interventi per il cambio di sesso. Verranno somministrate delle iniezioni mensili di farmaci che servono per bloccare lo sviluppo degli organi sessuali dei bambini in età pre-puberale, mettendo freno alla produzione di testosterone ed estrogeni. Nei maschi, questi farmaci evitano che la voce diventi più profonda e bloccano la comparsa di peli sul viso, mentre nelle femmine impediscono il ciclo mestruale e lo sviluppo del seno. Questo ospedale, chiamato Fondazione Travistock and Portman, è stato inserito nel National Health Service, servizio sanitario nazionale, e ha già completato con successo un test triennale di questo tipo su bambini fra i 12 e i 14 anni. Se necessario, si può estendere questa terapia anche ai bambini di 9-10 anni perché il trattamento non dipende dall’età, bensì dallo sviluppo sessuale del bambino. I rappresentanti dell’ospedale chiariscono che in ogni caso il trattamento verrebbe offerto soltanto a bambini che rientrano in determinati criteri, incluso avere il permesso dei genitori e non avere problemi mentali. È già stato effettuato un intervento in cui una bambina di 12 anni, Lily, ha voluto diventare Leo. «Se avessi continuato a vivere come una femmina, mi sarei ucciso», conferma Leo dopo il trattamento.

Io non sono assolutamente favorevole a questo tipo di terapia perché non capisco come un bambino di un età tra i 9 e i 14 anni possa già convincersi a cambiare sesso. Penso anche che molta gente sarebbe orripilata all’idea che un bambino così giovane riceva dei medicinali che gli impediscano di maturare e di svilupparsi normalmente. Non capisco nemmeno come i genitori possano accettare che il/la proprio/a figlio/a debba cambiare sesso.

20 maggio 2014

Nairo e Rigo, quei rivali uniti dal passato Paolo Tomaselli

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Dal Corriere Della Sera 20/05/2014

Cosa abbiamo capito:

di Gabriele Nicosia

Dalle Ande a Montecarlo, questa è la storia di Nairo Quintana e Rigoberto Uran che sono cresciuti nelle strade della Colombia tra taxi notturni e sparatorie e adesso si sono trasferiti a vivere a Montecarlo. Queste sono due storie molto belle di due atleti che dal condizioni di vita disagiate sono arrivati a correre nel Giro d’Italia. Ora Uran si trova secondo dietro l’australiano Evans invece Quintana si trova nono nella classifica generale. Le vite dei due atleti non sono state facili; Infatti al “capellone” Rigo a 12 anni è venuto a mancare il padre rimasto ucciso in una sparatoria tra narcotrafficanti, da allora Rigo ha dovuto vendere biglietti della lotteria agli angoli delle strade ma quando ha iniziato a vincere delle gare è partito ed è venuto in Italia dove venne adottato da una famiglia di Brescia, mentre Nairo è più giovane di tre anni ma sembra più vecchio perché da piccolo ha sofferto di una malattia chiamata “il male del morto” che nella credenza popolare colombiana si pensa che venga alle donne incinte che stanno vicino ai morti. E adesso si aspetta che corrano le prossime tappe del giro sperando che uno dei due vinca. Secondo me è una storia molto bella di come due ragazzi cresciuti per strada che grazie alla voglia di gareggiare in bicicletta siano riusciti a realizzare i propri sogni nonostante le molte difficoltà economiche; addirittura nel caso di Rigo senza il sostegno del padre. 

20 maggio 2014

Ancora un serial killer a Firenze?

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CROCIFISSA, SEVIZIATA E UCCISA, FIRENZE TEME IL MANIACO SERIALE    di Marco Gasperetti

La Stampa 06/05/14

 

Cosa abbiamo capito:

di Agostino Giardiello

La vittima, una povera prostituta tossico dipendente rumena, è stata violentata e torturata nella notte del 5 Maggio. L’autore del crimine è ignoto, ma sicuramente gli indizi portano a un cliente maniaco, forse lo stesso che ha colpito in altre circostanze, senza però provocare la morte delle sue vittime. È stata trovata nuda, inginocchiata, le braccia legate a una sbarra di ferro che impedisce il passaggio dei veicoli, da un soccorritore ciclista nell’ultimo tratto di via del Cimitero, ad Ugnano, piccola frazione periferica tra Firenze e Scandicci.

Un altro fatto simile è accaduto nel marzo dello scorso anno ad una prostituta italiana che aveva accettato di sottoporsi al macabro gioco del killer per qualche soldo in più. Lei però dopo essere stata violentata il killer lo ha visto in faccia e lo ha descritto come un cinquantenne, accento toscano, corporatura tarchiata, capelli radi.

I poliziotti e gli inquirenti sospettano però che gli assassini siano più di uno; l’uomo tuttavia era  un maniaco armato di bastone che ha usato per colpire la vittima. Quest’ultima ha cercato di liberarsi chiedendo ripetute volte aiuto senza successo. A dir la verità l’hanno sentita alcuni abitanti delle tre villette adiacenti del cavalcavia, intorno allee 23:30. Spero che almeno si ricordi questa vittima e che si abbia pietà in futuro per le donne, perché in alcuni casi vengono trattate come animali e questo è inconcepibile.

 

 

 

13 maggio 2014

Proviamo a chiudere Orio al Serio?

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Aeroporti, Orio chiude per tre settimane Da martedì voli dirottati su Malpensa di Cesare Zapperi

Da il Corriere della Sera 06/05/2014

Cosa abbiamo capito:

di Corrado Mallia

L’aereoporto di Orio al Serio chiuderà per tre settimane per i rifacimenti della pista e tutto il traffico aereo sarà dirottato su Malpensa che ha l’occasione di fare le prove generali in vista dell’Expo quando ci sarà un aumento dei passeggeri del 50%. A Orio si lavorerà 24 ore al giorno per rimettere a lucido i tre chilometri della pista e migliorare i sottoservizi con un investimento da 40 milioni di euro.

Il D-day scatterà martedì prossimo con il decollo dell’ultimo volo charter Ryanair per Barcellona delle 22.35 quando resteranno aperte solo le biglietterie, l’ufficio informazioni e quello per gli oggetti smarriti. I dipendenti Sacbo saranno messi in cassa integrazione mentre il personale delle altre compagnie aeree che abilmente operano a Orio saranno costretti a una vita da pendolarismo stradale verso Malpensa. Naturalmente Malpensa si prepara all’ondata di passeggeri assumendo 200 persone a tempo determinato e adeguando misure di sicurezza per l’accesso ai gate che diventeranno 20. Anche i collegamenti con la cittá di Milano saranno implementati con l’ aggiunta di 12 bus in servizio 16 ore giornaliere e inoltre l’ aereoporto potrá contare su oltre 2 mila portabagagli.

Secondo il mio parere la chiusura di Orio al Serio si dimostrerà positiva perchè dará la possibilitá a Malpensa di fare le prove in vista dell’ expo 2015 e l’ aereoporto bergamasco si renderá più sicuro e innovativo.

11 maggio 2014

Chi porterà avanti il metodo Stamina?

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L’APPELLO DEL PIRELLONE “CERCASI MEDICO PER IL METODO STAMINA” Andrea Senesi

Da Corriere della Sera 06/5/2014

Cosa abbiamo capito:

di Giuseppe Virga

Nessun medico vuol lavorare per Stamina. Ieri Enrico Mantovani, assessore e vicepresidente della regione Lombardia, ha fatto un appello pubblico e ha dichiarato che la regione cerca medici disponibili ad aiutare i malati che vogliono continuare a curarsi con Stamina. Questo annuncio ha aperto un nuovo caso politico, tanto che l’ Associazione Luca Coscioni ha chiesto a Lorenzin di intervenire. Nella stessa serata l’assessore lombardo ha dichiarato che anche se cercano medici hanno la certezza che nessuno sarà disponibile. A Brescia, davanti agli Spedali civili, è stata organizzata un’altra protesta dai genitori di alcuni dei bambini malati e da Davide Vannoni, il padre del metodo. Il direttore generale dell’ospedale bresciano, Ezio Belleri, ha dichiarato che gli sono state notificate sei ordinanze per dare il via libera alle infusioni per due o tre pazienti ma il personale medico sembra in disaccordo.

Siamo arrivati veramente a questo? Ad essere così ottusi anche davanti alle vite di molti bambini? La comunità medica continua a dire che il metodo Stamina non utilizza vere cellule staminali e che il loro inserimento nell’organismo possa far male. Io dico sempre che sono i fatti quelli che parlano, tutti i bambini che finora hanno avuto le infusioni con il metodo Stamina hanno riscontrato miglioramenti; anche se minimi, rispetto alla loro situazione. La comunità medica non può aspettarsi che quei genitori lasceranno morire i propri figli senza aver tentato ogni cosa e finora il metodo Vannoni è la loro più grande speranza e faranno di tutto perché i loro figli possano continuare ad avere quelle trasfusioni con o senza personale medico.

11 maggio 2014

Domande sul governo PD che restano in sospeso

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La crisi economica rende insicuro anche il governo” di Massimo Franco

Da Corriere della Sera 6/05/2014

 

Cosa abbiamo capito:

di Aaron Cruz

Matteo Renzi, ieri 5 maggio, conferma quanto le elezioni europee del 25 maggio siano un punto interrogativo e come il presidente del Consiglio sia costretto ad affrontarle con un programma di governo e un fronte avversario più difficili del previsto. Silvio Berlusconi, suo alleato sulle riforme istituzionali, deve attaccarlo per una questione di sopravvivenza politica. Grillo non smette di indicare nel premier una sorta di controfigura berlusconiana. L’insidia proviene soprattutto da una crisi economica irrisolt, e da una certa distanza tra gli obbiettivi che Renzi dice di volere ottenere ed i risultati conseguiti finora. I dati diramati ieri dall’Istat sugli effettivi 80 euro distribuiti a fine maggio come conseguenza della riduzione dell’Irpef non sono esaltanti. In più, dal Senato sono spuntate obiezioni tecniche sulle coperture finanziarie. Questo non rasserena palazzo Chigi, bersagliato dalle opposizioni che vedono nell’iniziativa degli 80 euro solo un mossa elettorale. Nonostante una tabella di marcia finora invidiabile, quel rinvio permette agli avversari di accusarlo di non rispettare i tempi promessi all’opinione pubblica. Il Premier è costretto a seguire i suggerimenti dell’ex segretario, Guglielmo Epifani, che lo invita a non accelerare troppo. Accusa il capo del M5S di sciacallaggio politico. E avverte il pericolo di assecondare le pulsioni contro la moneta unica, alimentate dalla Lega Nord e dai grillini. Il problema è se Renzi sia in grado di portare l’Italia al voto tenendo unito un Pd poco convinto dei suoi metodi e, in parte, del merito delle riforme, e se gli altri partiti siano pronti a mostrare la coesione nazionale invocata ieri dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, come antidoto al caos. Purtroppo, sono domande che restano in sospeso.

11 maggio 2014

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IL VIDEO DEGLI ISLAMICI: «STUDENTESSE VENDUTE O SPOSATE CON LA FORZA» Alessandra Muglia

Da Corriere della Sera 06/05/2014

di Ela Parrino

Nella regione del Borno, al confine tra Nigeria e Chad, il 14 aprile sono state prelevate circa duecento ragazzine nigeriane da una scuola prima dell’ultimo esame. Le madri, disperate per tre settimane senza avere notizie delle figlie e dopo i vari sforzi di ricerca, vengono finalmente “contattate” dal leader del gruppo terroristico Boko Haram tramite un video di circa 53 minuti. Ecco alcune delle parole pronunciate nel filmato: «Abbiamo preso le vostre figlie, sono schiave, le venderemo al mercato in nome di Allah. Allah dice che devo venderle, mi comanda di venderle, ed io venderò le donne». In divisa da combattimento davanti a due pick up dotati di due mitragliatrici e affiancato da sei soldati dal volto coperto, Boko lancia accuse contro gli sforzi di coesistenza tra cristiani e musulmani e contro l’educazione orientale. Abubakar Shekau, il capo dei ribelli islamici, dice di tenere «le ragazze come schiave» perché «devono lasciare la scuola ed essere date in sposa». Alcune madri delle studentesse rapite, hanno incontrato domenica la moglie del presidente della Nigeria Jonathan ad Abuja. Ormai questa città è piena di tragedie interne, che tali non sono più, come rivendicano le donne scese in piazza e come ha sostenuto anche lo stesso presidente, invocando l’aiuto degli USA. Anche l’Italia vorrebbe fare la sua parte per favorire la mobilitazione internazionale, infatti ieri il Ministro degli Esteri Federica Mogherini, ha dichiarato che chiederà una iniziativa politica in sostegno alla liberazione delle ragazze.

Io penso che questa organizzazione terroristica stia compiendo azioni senza senso. Non si possono rapire duecento ragazzine da una scuola e rivenderle come se niente fosse. Questa situazione è inaccettabile. Ma è difficile capire quale sia la contropartita per i terroristi, perché non sembrano semplici sequestratori che si accontentano dei soldi. Avviare un mercato di persone è un reato molto grave e io credo che i paesi dovrebbero sbrigarsi ad intervenire per arrestare i responsabili e porre fine al commercio di ragazze. Non solo l’Italia e l’USA, ma anche altre nazioni dovrebbero prendersi la responsabilità di prendere parte al problema.

11 maggio 2014

Dramma familiare a Pioltello Limito

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UCCIDE LA MOGLIE DISABILE: “NON CE LA FACCIO PIU’ ” L.Codecasa, B.Sanaldi

Da Corriere della Sera 06/05/2014

Cosa abbiamo capito:

di Lorenzo Radice

I vicini non li sentivano da tempo. Hanno provato ad avvicinarsi alla porta di quell’appartamento di via Lombardia a Limito di Pioltello dove due anziani vivevano soli e in difficoltà, per cercare di capire, ma invano perché nessuno rispondeva. Così hanno avvisato la Polizia locale e i carabinieri di Cassano d’Adda. La porta era chiusa a chiave dall’interno, sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco. Quando sono riusciti a forzarla e ad entrare, sono bastati pochi passi fino alla stanza da letto, per trovarli: lei massacrata a martellate, mentre lui era lì accanto, ferito, ma vivo, con segni sul capo e al volto. Martellate, simili a quelle subite dalla donna, ma inferte con minor violenza. I carabinieri hanno subito chiamato un’autoambulanza, i medici hanno immediatamente soccorso l’uomo che era in stato confusionale, semicosciente, ma per la donna hanno dovuto constatarne il decesso a causa dei troppi colpi letali inferti. È bastato poco al capitano Camillo Bernardo e ai carabinieri di Cassano d’Adda per capire che i due, sposati da anni, non erano stati aggrediti da qualcuno che arrivava dall’esterno perché la porta era stata chiusa dall’interno e aveva la chiave ancora inserita nella serratura; anzi doveva essere accaduto tutto tra quelle mura, tra loro due. L’ipotesi che ha preso subito piede è stata quella di un omicidio e di un successivo tentato suicidio: l’uomo, M.Z. 81 anni, ha ucciso la moglie, Lucia Moraci di 78 anni e poi ha tentato di togliersi la vita.

I vicini che abitavano in quella palazzina a Limito da quarant’anni, li conoscevano molto bene e sapevano che la moglie non usciva più di casa , ma lui era in giro ogni giorno: così, quando i vicini non lo hanno visto, hanno temuto il peggio, ma certo non pensavano una tale tragedia. Dopo aver letto attentamente l’articolo e averne colto i particolari sono arrivato a dare una mia spiegazione personale: il marito della donna era veramente stressato dalle cure che doveva offrire quotidianamente alla moglie arrivando a tal punto di ucciderla; dopo essersi pentito dell’uccisione ha tentato di togliersi la vita, ma invano. 

11 maggio 2014