Monthly Archives: ottobre 2014

CORRIERE: La Cina affronta la nuova frenata e il partitotorna sotto pressione

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di Lorenzo Radice
In Cina niente è mai bianco o nero, sono le sfumature che prevalgono, anche in economia, dove la crescita del Prodotto interno lordo del terzo trimestre è scesa al 7.3%: il livello più basso dal 2009. Per quest’anno il governo aveva posto un obbiettivo del 7.5%. Le Borse internazionali hanno tuttavia reagito bene perché i timori erano in effetti di una frenata più consistente, sotto il 7%. Un ulteriore calo cinese spingerebbe tuttavia al ribasso anche la crescita degli Stati Uniti: un punto percentuale in meno nell’espansione del Pil a Pechino, secondo Moody’s Analytics, ha lo stesso effetto negativo di un aumento di 20 dollari nel prezzo del barile di petrolio. In questo caso il danno sarebbe ancora più grave per i produttori di materie prime, dall’Australia all’Indonesia e al Brasile, che contano su una forte domanda dell’industria cinese. Le parole chiave sono: meno investimenti, meno debito e più consumi. Per decenni la Cina si è retta sulle esportazioni spinte dal basso costo del lavoro e sugli investimenti enormi in infrastrutture e sviluppo edilizio. La Fabbrica del Mondo soffre di un eccesso di capacità produttiva, dove nel settore immobiliare, che conta più di un quarto del Pil ci sono più di 10 milioni di case invendute. Il vero problema della Cina, come da noi, è il lavoro. Una crescita del 7%, che in occidente sarebbe un miracolo, in Cina non basta: si dovrebbe avere un minimo del 7.2% per creare ogni anno i 10 milioni di posti di lavoro attesi dal miliardo e trecento milioni di cinesi. La Cina è il paese che, nonostante la crisi in Europa e in America è in lento, ma costante sviluppo e ciò la fa diventare un potenza economica mondiale. Di certo la Cina presenta molti più abitanti di quanti ne presenti l’Europa e quindi le negatività vengono in qualche modo un po’ attutite. Noi dovremmo ispirarci al modello cinese.

23 ottobre 2014

CORRIERE: Le Guardie penitenziarie «costretti a pagare per l’alloggio nel carcere»

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Da Corriere della Sera 22/10/2014
Cosa abbiamo capito:
di Ela Parrino
Quaranta euro la singola, ottanta la tripla. Queste non sono tariffe di un hotel, ma bensì sono l’affitto mensile che gli agenti della polizia penitenziaria potrebbero essere costretti a pagare per dormire negli alloggi di servizio della caserma. Questo ha fatto perdere la pazienza agli agenti del carcere di Monza, che hanno preso carta e penna per scrivere ai capi Dipartimento della direzione amministrativa di Roma. Una lettera in cui viene messa nero su bianco la loro frustrazione per la situazione da loro definita «assurda». «Siccome lo Stato non sa più dove trovare i soldi, ha deciso che era arrivato il momento di farci pagare l’affitto della stanza» afferma il segretario regionale UIL di polizia penitenziaria, ma ciò che più ha fatto infuriare gli agenti monzesi non è stata la richiesta economica, ma le condizioni degli alloggi. In quelli interni al carcere il riscaldamento non funziona e piove acqua: senza interventi di ristrutturazione sono praticamente inutilizzabili. «Rischiamo di rimanere per strada, sarebbe imbarazzante. E poi ci sono gli straordinari non pagati e le scarpe dobbiamo comprarcele da soli». Da gennaio dell’anno scorso, l’asfalto del viale che conduce al carcere è ormai ridotto a un percorso di guerra lungo il quale gelo e pioggia hanno scavato veri e propri crateri. «Abbiamo rischiato di spaccare le gomme di un blindato. Una sola costa ben 2 mila euro, non ci sembra il caso di sprecare soldi così». Il pericolo non vale solo per gli agenti, ma anche per avvocati e assistenti sociali che quotidianamente frequentano il carcere per motivi di lavoro. L’ultimo problema che è saltato fuori è il sovraffollamento, siccome la struttura era stata progettata per accogliere circa 400 detenuti e oggigiorno ce ne son circa 600.
Questo episodio è la prova di un Paese corrotto. Da una parte i politici che guadagnano milioni e spendono i soldi pubblici per andare a farsi le vacanze alle Hawaii, mentre dall’altra ci sono i poveri cittadini che devono pagare tasse altissime e ad ogni errore commesso, c’è lo Stato che se ne approfitta chiedendo altri soldi. Ma ormai non c’è nemmeno da stupirsi di episodi del genere. Oltre a fare un favore al Fisco, queste persone devono anche pagare l’affitto delle camere per dormire, che inoltre sono in condizioni pietose. Bisognerebbe vergognarsi di vivere in uno Stato come il nostro, dove guadagnano solo i calciatori e i politici che purtroppo non sono capaci di governare.

22 ottobre 2014

CORRIERE: A Venezia un carnevale targato Expo

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di Aaron Paul Cruz
L’Expo invade il Carnevale di Venezia che per la prossima edizione, dal 31 gennaio al 17 febbraio, sarà dedicato alla festa più golosa del mondo. Si parte dal concetto medievale, con il suo mondo alla rovescia, e si dà spazio alla fantasia di ciascuno esaltando l’idea della sacralità del cibo. Da qui parte l’omaggio veneziano che vedrà coinvolte tutte le istituzioni culturali cittadine che proporranno eventi legati al tema del cibi con aperture straordinarie; E poi ci sarà un itinerario artistico attraverso le chiese, le nozze di Cana e altre tele religiose legate a questo argomento. In piazza San Marco verrà ricostruita La Fenice su cui sfileranno le maschere e si ispireranno al cibo.
Questo evento creato dall’invasione dall Expo nel Carnevale di Venezia è un’idea molto interessante perché incrementa il turismo partendo proprio dall’età del Medioevo dove la sacralità del cibo era molto importante, fino al giorno d’oggi.

22 ottobre 2014

CORRIERE: Vallanzasca, la sua verità dal carcere «Pantani doveva perdere quel Giro»

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Di Gabriele Nicosia
Pentito. Renato Vallanzasca ha confessato che l’esclusione di Marco Pantani dal Giro d’Italia del 1999 era stata voluta dalla criminalità organizzata. Questa nuova verità è emersa grazie al fatto che in quei tempi il suo compagno di cella, la cui identità rimane ancora un mistero, gli aveva consigliato di scommettere sul vincitore del Giro di quell’anno, ma che di sicuro non sarebbe stato il pirata. Il metodo per escludere il ciclista dalla competizione era quello di aumentare il livello dell’ematocrito fino a 51,9, valore che implicherebbe l’assunzione di droghe. Vallanzasca non ha voluto fare il nome del colpevole ma ha detto che è presente in una lista di cinque nomi fatta dagli inquirenti, nei prossimi giorni verrà individuato il colpevole e interrogato, ci sarebbero delle altre persone da interrogare se la pista seguita dagli inquirenti fosse giusta, ovvero di interrogare lo staff medico che ha prelevato il sangue del ciclista.
Il caso di Pantani è vergognoso perché è stato fatto passare per un drogato per anni, in realtà è stato escluso per la scommessa di un criminale. Questa è la testimonianza che il mondo dello sport è sottoposto sempre a scandali di questo genere, un esempio è calciopoli nel 2006 o ancora qualche hanno fa, lo scandalo delle partite vendute da parte di alcuni calciatori.

22 ottobre 2014

CORRIERE: Le FS salgono Su pullman e metro

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di Corrado Mallia
Giudo Improta ha confermato le ipotesi che sono circolate la settimana scorsa, cioè che le Fs siano pronte a privatizzare Atac e Atm con l’obbiettivo di migliorare il trasporto nazionale, integrando il servizio urbano con quello ferroviario. Il piano di sviluppo delle ferrovie dello stato sembra essere sulla buona strada infatti è in corso anche un piano di 3 miliardi di euro per l’ammodernamento della flotta. Per i piani di sviluppo non ci dovrebbero essere impedimenti da parte del governo perché l’attuale premier Matteo Renzi aveva usato l’acquisizione delle aziende di trasporto fiorentine come un punto di vanto della sua amministrazione a Firenze.. Ignazio Marino, sindaco di Roma, ha dichiarato di essere favorevole e aiutare l’acquisizione di Atac solo nel caso ci sia una condivisione di proprietà con altre aziende.
Era necessario un investimento su trasporti ferroviari sia urbani sia nazionali perché alcuni tratti ferroviari non sono adeguati ed hanno bisogno di un ammodernamento sia per il binari sia per i treni. Sono abbastanza fiducioso nelle Fs che possano migliorare il trasporto urbano di Milano che ormai è troppo scadente e i mezzi di superficie sono spesso in ritardo.

22 ottobre 2014

CORRIERE: Più succo nell’aranciata. La rivolta dei produttori

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La decisione era nell’aria da più di un anno ma ieri il Parlamento, con il parere favorevole del governo, ha approvato definitivamente un nuovo vincolo su alcune bibite, tra cui le aranciate, applicabile a chi produce in Italia. La nuova norma prevede che le aranciate contengano almeno il 20% di succo con l’obiettivo di incrementare la produzione italiana di agrumi. Sentitasi discriminata Assobibe, emette il suo parere sulla nuova decisione: l’associazione è contraria in quanto va a penalizzare la produzione di bibite made in Italy. L’associazione di Confindustria accusa il Governo di avere fatto un caso di autolesionismo, anziché di tutela delle industrie nazionali e dei loro lavoratori. È molto facile che dopo questa decisione molte aziende prendano l’iniziativa di delocalizzare i propri impianti in altri paesi dove non sarebbero sottoposte agli stessi vincoli. In base ala nuova legge, infatti, l’aranciata deve contenere il 20% di frutta soltanto se si produce in Italia, se invece la bibita arriva da qualsiasi paese appena fuori dai nostri confini, resta valido il vecchio 12%. Questo che si è creato è un bel dilemma, poiché se ci mettessimo nei panni delle aziende sarebbe solo un costo aggiuntivo e questo porterebbe lo spreco di denaro che in questo momento di crisi molte aziende produttrici di bevande non si possono permettere. Mettendosi d’altro canto nei panni degli agricoltori italiani questa nuova legge porterebbe molto denaro che non hanno mai avuto nelle loro tasche. Quindi è un bene o un male questa nuova legge? Lo scopriremo nei prossimi mesi.

22 ottobre 2014

IL GIORNALE: Il Marketing per rendere ‘buona’ la cannabis

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di Ela Parrino

Il Colorado fu il primo stato a legalizzare la vendita di marijuana a scopo ricreativo nel 2012. Il New York Times è andato a scovare le strategie che da quelle parti cominciano ad attecchire. Prima regola per fare colpo: chi opera in questo settore dovrebbe smettere di chiamarle «canne» e preferire la parola «cannabis»; usare le parole «consumo» e «prodotto» al posto di «fumo». Secondo le fondatrici di Cannabrand, i commessi dei negozi non dovrebbero indossare oggetti facilmente posizionabili tra gli stereotipi, come ad esempio magliette con foto di Bob Marley o magliette multicolori anni Settanta. Un’idea che si sta diffondendo è l’e-cigarette con cannabis, giusto per dare alla sigaretta in questione l’aspetto di un oggetto che si può esibire e tenere tranquillamente in tasca o in borsa. A novembre, invece, si voterà in Alaska, District of Columbia e Oregon, dove gli elettori decideranno se fare come il Colorado e di ignorare l’errato divieto federale su una droga assai meno pericolosa dell’alcool. Il NYT afferma che questi stati si stanno imbarcando in un esperimento pericoloso, anche se in Colorado la scelta di legalizzare la marijuana ha portato circa 18,9 milioni di dollari nelle casse dello stato.
Sono più contro che a favore della legalizzazione della cannabis. I motivi per cui sono contro alla sua legalizzazione è che ha effetti dannosi sulla persona che assume questa sostanza sia in termini fisici, sia in termini psicologici. Potrebbe mettere in pericolo la vita della persona o di quelle insieme a essa; ad esempio se fosse alla guida, potrebbero essere a rischio incidente. Il fatto che qualcuno assuma marijuana potrebbe indurre anche i suoi amici a provare e probabilmente ne diventerebbero dipendenti, e indurrebbero a loro volta i loro amici e così via, creando un giro di droga molto vasto. Questo giro potrebbe diventare anche pericoloso, qualora lo spacciatore finisse le dosi da distribuire e i suoi clienti ne avessero bisogno, essi potrebbero diventare anche molto aggressivi durante il periodo di astinenza e farebbero qualunque cosa per una sola dose.

13 ottobre 2014

Il Giornale: QUEI GIOVANI LAUREATI CHE FANNO GLI SPAZZINI

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 Giornale 08/10/2014

di Lorenzo Radice

Giuseppe Spizzino, 27 anni, laureato in ingegneria edile fa lo spazzino a Napoli. «Anche se mi chiamo Spizzino, mai avrei creduto di ridurmi a fare lo spazzino – racconta Giuseppe al Giornale -. Ero però stufo di fare il disoccupato e vivere alle spalle dei genitori. Vorrei andare a vivere da solo e farmi una famiglia, invece raccolgo monnezza dalla mattina alla sera. Sono tra i più giovani, considerando che i miei colleghi hanno un età media di cinquantacinque anni e sui trecento operatori ecologici in servizio la metà risulta “parzialmente inabile” alla raccolta rifiuti». Giuseppe con queste parole si collega a un articolo che tre anni fa uscì su Repubblica con un titolo simile a quello del Giornale di oggi; l’articolo di tre anni fa parla di un altro ragazzo che con enormi sacrifici famigliari, è riuscito a laurearsi a pieni voti, ma nonostante tutto si è ridotto a fare lo spazzino a Palermo, con stipendio di 1000 € e turni che vanno dalle dieci di sera alle quattro del mattino. Storie di questo tipo ormai in Italia non sono un’eccezione, anche perché molti giovani italiani vogliono mestieri prestigiosi. Ma basta fare un giro al Salone dei giovani a Torino o a Genova per rendersi conto che per un giovane laureato che riesce a realizzarsi nella professione per quale ha studiato, ce ne sono 10 che devono ripiegare su attività di seconda o terza fascia, lavori che se tutto va bene si guadagna 1000 euro al mese, ma con almeno la soddisfazione di avere un posto lavorativo a tempo indeterminato. L’alternativa è quella di essere disoccupati. Solo qua in Italia succede così perché ad esempio in Svizzera un comune spazzino urbano guadagna 3600 euro al mese, una paga che qua da noi risulta essere quella di un avvocato con alle spalle una carriera piuttosto prestigiosa.Inoltre bisognerebbe lasciare spazio ai giovani, garantire loro sicurezza e fiducia nei confronti dello Stato, per quanto riguarda l’ambito lavorativo, ma ormai l’Italia politica” sta cercando di risistemare le cose per un paese che ormai gli è contro.

9 ottobre 2014

IL GIORNALE: Il governo sfida la Merkel: non rispetteremo i trattati

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Da il Giornale 08/10/2014

di Gabriele Nicosia

Et voilà l’Italia non paga. Renzi oggi incontrerà la cancelliera tedesca Angela Merkel per parlare dei trattati firmati tra Italia e Germania che la nostra nazione si rifiuta di pagare, poiché «le clausole del trattato - dichiara il governo - non sono n’è fattibili n’è auspicabili visto che la correzione del “saldo strutturale per il 2015 del 2,2% è impossibile»; ci saranno però delle limitazioni al posto del 2,2 l’Italia lo porterà allo 0,1% per di più in due anni. Possiamo dire da un punto di vista calcistico, visto che entrambi seguono molto il calcio, che Renzi abbia fatto un “cucchiaio alla Merkel, inoltre il premier italiano ha annunciato che l’Italia non abbasserà il deficit nominale all’1,8% e neanche al 2,2% ma lo alzerà fino al 2,9%. L’Italia ha copiato la Francia d non pagando quanto stabilito dai trattati con la Germania, però i francesi hanno un deficit sui conti pubblici che arriva al 4,4%, mentre l’Italia ha dichiarato che farà un investimento da 23 miliardi di euro cosi da portare il proprio deficit almeno al 3% tanto da riuscire ad alzare il Pil. Per calcolare il Pil esistono vari sistemi, ma nessuno, neanche nel governo Monti, si è mai posto il problema di negoziare un sistema più favorevole per noi e adesso si vedono i risultati.

Secondo me l’Italia ha fatto bene a non pagare i trattati visto che non riceviamo mai una mano nè dall’Unione Europea nè dalla Germania, ma si ricordano di noi solo quando c’è da pagare il debito o altri prestiti che ci hanno fatto. Che nessuno abbia mai pensato a un sistema di calcolo del debito che faccia comodo anche a noi, mi lascia molto perplesso poiché mi sembra strano che dei politici con le lauree nelle migliori università italiane non ci abbiano pensato; o forse a loro conveniva far finta di niente, visto che adesso stanno emergendo tutti i casi di corruzione dei politici e trovare una soluzione al problema non avrebbe consentito loro di arricchirsi con i nostri fondi.

8 ottobre 2014

IL GIORNALE: Inutili i raid Usa, Kobane verso la resa

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Da Il Giornale 08 /10/2014
di Corrado Mallia

Kobain, la Stalingrado dei curdi, è ormai assediata dallo Stato Islamico che ne ha quasi conquistato tre quartieri, provocando 400 morti, ed ha issato la bandiere nera del califfato. La cosa più clamorosa è che le truppe turche, stanziate lungo il confine non hanno mosso un dito per aiutare li propri concittadini e infatti sono scoppiati degli incidenti nella capitale a favore degli aiuti militari in aiuto di Komane. Erdogan, primo ministro turco, commentando l’accaduto, ha sottolineato l’inutilità dei raid americani e che la Turchia non è neanche disposta a collaborare con le forze di terra già presenti.

La strategia del nuovo sultano appare chiara: lasciamo da soli i curdi e interveniamo solo per distruggere il califfato in collaborazione con gliamericani. Il primo passo sarebbe creare una no-fly zone a ridosso del confine turco per creare un cuscinetto dove far rifugiare i profughi e per poi far partire l’offensiva contro l’Isis.

Lo Stato Islamico avanza normalmente infatti i raid americani e alleati sono stati poco incisivi e troppo pochi infatti in paragone con l’invasione dell’Iraq i raid contro l’Isis sono stati meno della metà della metà. Inoltre si lavora in tutto il mondo per fermare l’arruolamento dello Stato Islamico che continua a fare propaganda su internet; anche in questi giorni sono stati bloccati alcuni giovani in viaggio verso la Siria.

GLi USA aveva annunciato i raid delle settimane scorse come se avessero vinto una terza guerra mondiale ma, invece, si sono dimostrati utili ben poco perchè l’Isis ha continuato ad avanzare come se niente fosse.

8 ottobre 2014