Category Archives: Crisi

REPUBBLICA: SUL FRONTE DI DEBALTSEVO CON I SOLDATI FILORUSSI Pietro del Re

Published Post author

L’accordo di Minks, sul fronte ucraino, non suscita la reazione aspettata.
Il colonello indipendista Igor Sergeevic afferma che i patti sono solo carta straccia perché proprio come i precedenti non verranno rispettati, ribadendo che i filorussi non prendono ordini da nessuno, neanche dal governo di Donetsk perchè combattono per riconquistare le proprie case cadute nel territorio di Kiev.
La situazione, per i liberisti, si sta aggravando perché hanno perso la postazione di Dabaltsevo che è molto importante in quanto è uno snodo stradale e ferroviario che va riconquistato per la grande importanza strategica: collega infatti le due auto proclamate repubbliche separatiste. I combattimenti stanno diventando sempre più aspri in queste ore, in quanto i ribelli vogliono avvantaggiarsi in termini di controllo del territorio in previsione del cessate il fuoco.
I filorussi per riporre le armi vorrebbero il doppio del territorio delle due attuali repubbliche indipendenti, compreso l’importante scalo portuale industriale di Mariupul e il controllo della base militare di Kramatorsk, in pratica le maggiori ricchezze dell’Ucraina.
questo cessate il fuoco può avere effetti positivi sulla popolazione civile che ha il tempo di mettersi in fuga in un posto sicuro mentre per gli eserciti è solo l’occasione di riorganizzarsi e dalle postazioni conquistate nelle ultime ore sferrare attacchi pesanti per cercare di distruggere l’avversario.

14 febbraio 2015

IL FOGLIO: VALORI INALIENABILI, SACRALITÀ DELLA VITA, DIRITTI CRITICATI: UN NUOVO PAPA

Published Post author

IMG_0003-0.JPG

:
di Ela Parrino
«È giunta l’ora di costituire l’Europa che ruota intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili». Questo è ciò che ha detto il Papa tra gli applausi al termine del suo primo discorso a Strasburgo, dinnanzi al parlamento europeo. Tanti sono stati i temi toccati, dal lavoro che non c’è alla natura da rispettare, fino all’indice puntato contro chi dimentica che il Mediterraneo è ormai un “grande cimitero” per migranti che cercano futuro e salvezza. Francesco ha parlato anche della dignità trascendente dell’uomo, che significa fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male. L’Europa di oggi è più simile a una “nonna” che a una giovane ragazza “fertile e vivace” che sta lentamente perdendo la propria anima e quello “spirito umanistico” che ama e difende – ha osservato il Papa. «Un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose può essere anche più facilmente immune da tanti estremismi che dilagano nel modo odierno» sono le parole tratte dal discorso di Benedetto XVI pronunciate un mese prima dell’annuncio della sua abdicazione. Bergoglio parla anche delle persecuzioni che colpiscono quotidianamente le minoranze religiose, di persone che si trovano a essere oggetto di violenze, cacciate dalle proprie case e patrie, vendute come schiave, uccise, decapitate, crocifisse e bruciate vive, sotto il silenzio di tanti; c’è bisogno di pace ma non intesa come la semplice assenza di guerre, di conflitti, di tensioni. “Nella visione cristiana essa è frutto dell’azione libera dell’uomo che intende perseguire il bene comune nella verità e nell’amore”.
Le parole del Papa evidenziano la situazione attuale: tanta immigrazione a causa di guerre e persecuzioni. Ciò che più mi ha colpito nel suo discorso è come descrive l’Europa, una nonna che sta perdendo la propria anima. In effetti è proprio così. Ognuno pensa per se e non aiuta gli altri nei casi di difficoltà, come gli altri paesi europei stanno facendo con l’Italia riguardo al problema riguardante i migranti a Lampedusa.

27 novembre 2014

Il SOLE 24ORE: JOBS ACT, PRIMO SI’ AL NUOVO ARTICOLO 18  Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

Published Post author

 

di Lorenzo Radice

Esclusa dai licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione nel posto di lavoro, sostituita da un indennizzo economico con l’anzianità di servizio. Il reintegro resta per i licenziamenti nulli e discriminatori e per altre forme di questo tipo, con l’acquisizione di termini certi per l’impugnarezione idel licenziamento. Lo prevede l’emendamento al Ddl delega Jobs act riformulato dal governo e approvato ieri sera dalla Commissione Lavoro alla Camera, che modifica la disciplina dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, riformato nel 2012 dalla legge 92, per i nuovi contratti  a tempo indeterminato a tutele crescenti che debutteranno all’inizio del 2015. Mentre i gruppi di opposizione in serata hanno abbandonato i lavori per protesta, dopo aver votato contro l’emendamento sull’articolo 18. Quella votata è solo la cornice entro la quale declinare le modifiche sulla disciplina dei licenziamenti che arriveranno con il decreto delegato sui contratti a tutele crescenti, il quale, essendo quasi pronto, sarà operativo a inizio gennaio per consentire alle imprese di beneficiare della contribuzione prevista dalla legge di stabilità. Tra gli altri emendamenti emergono altre due riformulazioni del governo: con la prima si conferma il superamento delle collaborazioni coordinate e continuative, mentre con il secondo si interviene sui tempi per fare entrare in vigore all’istante le nuove norme contenute nella delega lavoro. La commissione si prevede che concluderà il voto degli emendamenti entro domani, mentre venerdì il testo del Ddl delega arriverà in Aula per essere licenziato entro mercoledì 26 novembre, come stabilito dalla stessa Camera. Presentato l’emendamento che circoscrive agli impianti e agli strumenti di lavoro l’attività di controllo! Tutti i politici in carica dichiarano animatamente di impegnarsi per risollevare questo paese, ma dopo l’uscita di questo emendamento, molti lavoratori anziché sentirsi incentivati nel loro mestiere si sentono del tutto scoraggiati, esponendosi a un facile licenziamento.

Togliere questo articolo non solo nega il diritto di assicurarsi un lavoro a tempo indeterminato, come giusto che sia, inoltre afferma che i Cco.co.co. si esauriranno, le Cigs non possono chiudere definitivamente e come se non bastasse sono stati aggiunti limiti alla reintegra.

19 novembre 2014

IL SOLE 24 ORE: I mestieri che mancano al nuovo manifatturiero di Luca Orlando

Published Post author

 

di Camilla Donati
Il tasso di disoccupazione giovanile è ormai arrivato al 42,9% eppure il lavoro non manca. In Italia è nell’area tecnica che si manifesta in modo evidente la distanza tra domanda e offerta di lavoro, soprattutto tra i percorsi formativi delle scuole scelte dai giovani e l’offerta concreta di posizioni aziendali. Per gli ingegneri elettrotecnici le difficoltà di reperimento sono drammatiche legate a squilibri nei percorsi di scelta, ciò risulta in Italia legato non solo alla costruzione di percorsi formativi ma anche alle scelte di orientamento. Sin dalle scuole medie inferiori bisognerebbe dare indicazioni oggettive rispetto ai dati di mercato e fornire un orientamento di tipo formativo così come a metà del percorso delle superiori sarebbe utile fornire indicazioni sugli sbocchi possibili o sulla formazione di più alto livello. Nei Politecnici di Torino e Milano, considerati i punti di eccellenza nella formazione nazionale, il numeroIl SOle 24ore/ I Mestieri che mancano al manifatturiero di ingegneri inoccupati a cinque anni dalla laurea rappresenta appena il 6 % del totale. Alla scarsità dell’offerta di competenze si aggiungono anche difficoltà nel corrispondere una remunerazione adeguata. In Italia le professionalità sono sottopagate e sono gli stessi docenti che spingono i laureati più intraprendenti a puntare su una carriera all’estero. Alcune aziende hanno pertanto deciso di finanziare direttamente la formazione del personale necessario quali? l’articolo le cita?. È necessario mettere ‘intelligenza’ all’interno dei processi produttivi. In alcuni settori quali? tuttavia si fatica a trovare interesse da parte delle nuove generazioni. Le nuove generazioni dovrebbero pertanto indirizzare le proprie scelte verso la formazione nei settori in cui esiste la possibilità di un lavoro futuro e in questo dovrebbero essere aiutati dai docenti stessi fin dalle scuole dell’obbligo. È necessario incanalare le proprie potenzialità verso quelle professioni e settori che a lungo termine offrono una possibilità di impiego lavorativo.

19 novembre 2014

IL SOLE 24 ORE: Imu e terreni, arriva la stangata di Gianni Trovati

Published Post author

Il Sole 2 ore/IMU

di Gabriele Nicosia

Imu, ora pagano tutti. Di tutti gli 8092 comuni presenti in Italia fino ad ora solo 3912 pagavano l’Imu sui terreni, ma adesso qualcosa sta cambiando, ovvero solo 1578 non pagheranno l’Imu mentre per chi abita in comuni che sono compresi tra i 281 e i 600 metri di altitudine saranno esentati dal pagare l’Imu solo i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali. Questo decreto è pronto per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ma bisogna sbrigarsi poiché il pagamento dovrà essere effettuato entro il 16 dicembre e se il decreto non verrà pubblicato oltre 350 milioni di euro non verranno versati nelle casse dello stato che al momento ne ha bisogno. Verranno inserite nel pagamento anche città che sono etichettate dall’Istat come “città montane” come ad esempio Roma, Palermo, Messina e Trieste che forse forse cosi montane non erano cosi montane.

Questo decreto fa vedere la luce infondo al tunnel della crisi, far pagare l’Imu a quasi tutta la popolazione è una  cosa giusta, ma per fare tutto bene bisognerebbe farla pagare a tutti senza eccezioni per chi abita sopra i 600 metri o per qualsiasi altro motivo, il problema è che i politici non devono perdere cosi tanto tempo per fare anche solo un decreto visto che se questo non dovesse essere scritto nella Gazzetta Ufficiale ci costerebbe 350 milioni di euro solo per pigrizia.

19 novembre 2014

REPUBBLICA: Legge elettorale, verso l’accordo

Published Post author

file:///C:/Users/Margherita/Pictures/iCloud%20Photos/Shared/20140924%202%20tic/01a6105eb8debe71395645a977b73c2e61f6d666ac.jpg

DaRenzi:”Ora bisogna correre” Oggi l’incontro con Berlusconi Alberto D’Argenio La 12/11/2014
Cosa abbiamo capito:
di Gabriele Nicosia
Politici, iniziate a lavorare:la legge elettorale va approvata entro dicembre e ancora non è pronta. Ma oggi ci sarà l’incontro decisivo tra Renzi e Berlusconi che decideranno se approvare la legge o rivederla per gli ultimi dettagli, il problema è che ci sono altri due provvedimenti da varare, ovvero il Jobs Act e la Legge di Stabilità, ma continuando di questo passo potrebbero non riuscire a votarle tutte entro la fine dell’anno. I parlamentari dovranno iniziare a lavorare anche di sabato e domenica per il bene di un paese che ha bisogno di risollevarsi.
È ovvio che la precedenza va alla legge elettorale, perché con il sistema attuale non si capisce niente e i cittadini italiani vogliono un po’ di chiarezza in tempi di crisi. Solo dopo faranno il Jobs Act per far ripartire un paese che è in una grave crisi e ricattato dai sindacati, che il New York Times definisce il movimento del suicidio economico italiano. Infine la legge di stabilità. Queste leggi servono tutte per fare uscire l’Italia dalla crisi ma vanno fatte subito sennò il paese verrà praticamente condannato.

13 novembre 2014

CORRIERE: La Cina affronta la nuova frenata e il partitotorna sotto pressione

Published Post author

IMG_0072
di Lorenzo Radice
In Cina niente è mai bianco o nero, sono le sfumature che prevalgono, anche in economia, dove la crescita del Prodotto interno lordo del terzo trimestre è scesa al 7.3%: il livello più basso dal 2009. Per quest’anno il governo aveva posto un obbiettivo del 7.5%. Le Borse internazionali hanno tuttavia reagito bene perché i timori erano in effetti di una frenata più consistente, sotto il 7%. Un ulteriore calo cinese spingerebbe tuttavia al ribasso anche la crescita degli Stati Uniti: un punto percentuale in meno nell’espansione del Pil a Pechino, secondo Moody’s Analytics, ha lo stesso effetto negativo di un aumento di 20 dollari nel prezzo del barile di petrolio. In questo caso il danno sarebbe ancora più grave per i produttori di materie prime, dall’Australia all’Indonesia e al Brasile, che contano su una forte domanda dell’industria cinese. Le parole chiave sono: meno investimenti, meno debito e più consumi. Per decenni la Cina si è retta sulle esportazioni spinte dal basso costo del lavoro e sugli investimenti enormi in infrastrutture e sviluppo edilizio. La Fabbrica del Mondo soffre di un eccesso di capacità produttiva, dove nel settore immobiliare, che conta più di un quarto del Pil ci sono più di 10 milioni di case invendute. Il vero problema della Cina, come da noi, è il lavoro. Una crescita del 7%, che in occidente sarebbe un miracolo, in Cina non basta: si dovrebbe avere un minimo del 7.2% per creare ogni anno i 10 milioni di posti di lavoro attesi dal miliardo e trecento milioni di cinesi. La Cina è il paese che, nonostante la crisi in Europa e in America è in lento, ma costante sviluppo e ciò la fa diventare un potenza economica mondiale. Di certo la Cina presenta molti più abitanti di quanti ne presenti l’Europa e quindi le negatività vengono in qualche modo un po’ attutite. Noi dovremmo ispirarci al modello cinese.

23 ottobre 2014

CORRIERE: Più succo nell’aranciata. La rivolta dei produttori

Published Post author

La decisione era nell’aria da più di un anno ma ieri il Parlamento, con il parere favorevole del governo, ha approvato definitivamente un nuovo vincolo su alcune bibite, tra cui le aranciate, applicabile a chi produce in Italia. La nuova norma prevede che le aranciate contengano almeno il 20% di succo con l’obiettivo di incrementare la produzione italiana di agrumi. Sentitasi discriminata Assobibe, emette il suo parere sulla nuova decisione: l’associazione è contraria in quanto va a penalizzare la produzione di bibite made in Italy. L’associazione di Confindustria accusa il Governo di avere fatto un caso di autolesionismo, anziché di tutela delle industrie nazionali e dei loro lavoratori. È molto facile che dopo questa decisione molte aziende prendano l’iniziativa di delocalizzare i propri impianti in altri paesi dove non sarebbero sottoposte agli stessi vincoli. In base ala nuova legge, infatti, l’aranciata deve contenere il 20% di frutta soltanto se si produce in Italia, se invece la bibita arriva da qualsiasi paese appena fuori dai nostri confini, resta valido il vecchio 12%. Questo che si è creato è un bel dilemma, poiché se ci mettessimo nei panni delle aziende sarebbe solo un costo aggiuntivo e questo porterebbe lo spreco di denaro che in questo momento di crisi molte aziende produttrici di bevande non si possono permettere. Mettendosi d’altro canto nei panni degli agricoltori italiani questa nuova legge porterebbe molto denaro che non hanno mai avuto nelle loro tasche. Quindi è un bene o un male questa nuova legge? Lo scopriremo nei prossimi mesi.

22 ottobre 2014

Il Giornale: QUEI GIOVANI LAUREATI CHE FANNO GLI SPAZZINI

Published Post author

IMG_0057

 Giornale 08/10/2014

di Lorenzo Radice

Giuseppe Spizzino, 27 anni, laureato in ingegneria edile fa lo spazzino a Napoli. «Anche se mi chiamo Spizzino, mai avrei creduto di ridurmi a fare lo spazzino – racconta Giuseppe al Giornale -. Ero però stufo di fare il disoccupato e vivere alle spalle dei genitori. Vorrei andare a vivere da solo e farmi una famiglia, invece raccolgo monnezza dalla mattina alla sera. Sono tra i più giovani, considerando che i miei colleghi hanno un età media di cinquantacinque anni e sui trecento operatori ecologici in servizio la metà risulta “parzialmente inabile” alla raccolta rifiuti». Giuseppe con queste parole si collega a un articolo che tre anni fa uscì su Repubblica con un titolo simile a quello del Giornale di oggi; l’articolo di tre anni fa parla di un altro ragazzo che con enormi sacrifici famigliari, è riuscito a laurearsi a pieni voti, ma nonostante tutto si è ridotto a fare lo spazzino a Palermo, con stipendio di 1000 € e turni che vanno dalle dieci di sera alle quattro del mattino. Storie di questo tipo ormai in Italia non sono un’eccezione, anche perché molti giovani italiani vogliono mestieri prestigiosi. Ma basta fare un giro al Salone dei giovani a Torino o a Genova per rendersi conto che per un giovane laureato che riesce a realizzarsi nella professione per quale ha studiato, ce ne sono 10 che devono ripiegare su attività di seconda o terza fascia, lavori che se tutto va bene si guadagna 1000 euro al mese, ma con almeno la soddisfazione di avere un posto lavorativo a tempo indeterminato. L’alternativa è quella di essere disoccupati. Solo qua in Italia succede così perché ad esempio in Svizzera un comune spazzino urbano guadagna 3600 euro al mese, una paga che qua da noi risulta essere quella di un avvocato con alle spalle una carriera piuttosto prestigiosa.Inoltre bisognerebbe lasciare spazio ai giovani, garantire loro sicurezza e fiducia nei confronti dello Stato, per quanto riguarda l’ambito lavorativo, ma ormai l’Italia politica” sta cercando di risistemare le cose per un paese che ormai gli è contro.

9 ottobre 2014

IL GIORNALE: Il governo sfida la Merkel: non rispetteremo i trattati

Published Post author

IMG_0056

Da il Giornale 08/10/2014

di Gabriele Nicosia

Et voilà l’Italia non paga. Renzi oggi incontrerà la cancelliera tedesca Angela Merkel per parlare dei trattati firmati tra Italia e Germania che la nostra nazione si rifiuta di pagare, poiché «le clausole del trattato - dichiara il governo - non sono n’è fattibili n’è auspicabili visto che la correzione del “saldo strutturale per il 2015 del 2,2% è impossibile»; ci saranno però delle limitazioni al posto del 2,2 l’Italia lo porterà allo 0,1% per di più in due anni. Possiamo dire da un punto di vista calcistico, visto che entrambi seguono molto il calcio, che Renzi abbia fatto un “cucchiaio alla Merkel, inoltre il premier italiano ha annunciato che l’Italia non abbasserà il deficit nominale all’1,8% e neanche al 2,2% ma lo alzerà fino al 2,9%. L’Italia ha copiato la Francia d non pagando quanto stabilito dai trattati con la Germania, però i francesi hanno un deficit sui conti pubblici che arriva al 4,4%, mentre l’Italia ha dichiarato che farà un investimento da 23 miliardi di euro cosi da portare il proprio deficit almeno al 3% tanto da riuscire ad alzare il Pil. Per calcolare il Pil esistono vari sistemi, ma nessuno, neanche nel governo Monti, si è mai posto il problema di negoziare un sistema più favorevole per noi e adesso si vedono i risultati.

Secondo me l’Italia ha fatto bene a non pagare i trattati visto che non riceviamo mai una mano nè dall’Unione Europea nè dalla Germania, ma si ricordano di noi solo quando c’è da pagare il debito o altri prestiti che ci hanno fatto. Che nessuno abbia mai pensato a un sistema di calcolo del debito che faccia comodo anche a noi, mi lascia molto perplesso poiché mi sembra strano che dei politici con le lauree nelle migliori università italiane non ci abbiano pensato; o forse a loro conveniva far finta di niente, visto che adesso stanno emergendo tutti i casi di corruzione dei politici e trovare una soluzione al problema non avrebbe consentito loro di arricchirsi con i nostri fondi.

8 ottobre 2014