Category Archives: Economia

REPUBBLICA: Aut aut della minoranza Pd “Renzi dialoghi o sarà dissenso” Il premier: “Non ci fermiamo”

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One two three…fight in parlamento, è successo ieri sera mentre la camera era riunita per la votazione dei nuovi progetti di legge, quando ad un certo punto i parlamentari del movimento cinque stelle decidono di occupare l’aula quindi di segregarsi dentro; tentativo però sfumato quasi subito per via dell’intervento delle guardie dell’aula e dei parlamentari del Pd venuti alle mani con i rappresentanti del movimento avversario. Intanto la presidente Laura Boldrini si lamenta poiché ormai i rappresentanti di ogni partito fanno un numero di assenze altissimo, cosi non si possono rispettare le richieste del presidente del consiglio Matteo Renzi che aveva chiesto di lavorare senza sosta e di approvare queste leggi in tempi brevi.
La risposta dei cinque stelle è sempre quella di cambiare l’Italia, ma ormai non è più sufficiente, visto che la loro proposta per rispettare la promessa di cambiare è quella di occupare sempre l’aula cosa non sempre efficace, anzi non è servito quasi mai ma ha solamente peggiorato le cose.

14 febbraio 2015

LA REPUBBLICA: “Piombino finisce agli algerini di Cervital” di Luisa Grion

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di Corrado Mallia

Cosa abbiamo capito:

Ecco un altro pezzo di Italia che finisce in mani estere. Ieri il ministero dello sviluppo ha dato il via libera per l’acquisizione dell’industria siderurgica di piombino, un investimento da circa 400 milioni di euro che prevedere il rilancio della produzione, con la costruzione di due forni elettrici.
Restano però due nodi da sciogliere: quello sui licenziamenti e quello del forno. La questione dei licenziamenti è stata affrontata direttamente, infatti l’azienda aveva previsto esuberi per 290 dipendenti e questi hanno ricevuto accettato un’offerta sulla buona uscita. Per quanto riguarda i forni l’unica questione aperta riguarda il forno vecchio che l’azienda algerina vuole dismettere.
Per quando riguarda l’industria siderurgica più grande d’Italia, l’Ilva di Taranto, sarebbe stato raggiunto un accordo tra i sindacati, i proprietari (Famiglia Riva) e lo stato, infatti lo stato sarebbe disposto ad entrare nell’ordinamento giuridico della società con un investimento di diversi milioni.

3 dicembre 2014

LA REPUBBLICA: ”Ricerca, mappe e mail l’unico rimedio è separarle” Di Anais Ginori

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Di Grecia Gonzales

«Google rappresenta l’85% del mercato dei motori di ricerca in Europa, addirittura più che negli Stati Uniti.» Per gli americani i manager del motore di ricerca sono i profeti del successo ma per la Ue, Francia e Germania cosi non è poiché temono di diventare una colonia digitale. Come era stato preannunciato nei giorni scorsi, oggi il Parlamento europeo ha votato una mozione con la quale invita la Commissione Europea – cioè l’organo esecutivo dell’Unione il suo “governo”,– a valutare soluzioni per costringere Google a separare le attività del suo motore di ricerca da quelle degli altri suoi servizi, creando se necessario due aziende distinte in Europa. La risoluzione non fa riferimento in modo esplicito a Google ma il testo parla comunque della necessità di separare i motori di ricerca dagli altri servizi, soprattutto se si trovano in una posizione dominante: Google in Europa ha il 90% del mercato delle ricerche online. Il Parlamento ha approvato la risoluzione con 384 voti a favore e 174 contrari, mentre altri 56 europarlamentari si sono astenuti. La votazione serve come proposta di indirizzo sulla linea che potrà tenere nei prossimi mesi la Commissione. I suoi commissari si sono insediati da poche settimane e hanno ereditato dalla Commissione precedente la questione ancora irrisolta della predominanza di Google nel mercato europeo, dove non ha praticamente concorrenti. La società statunitense è coinvolta in una serie di verifiche da parte dell’Autorità per la concorrenza in Europa: l’antitrust sostiene che Google utilizzi il suo motore di ricerca per promuovere molti altri suoi servizi, da quelli per fare pubblicità online a quelli per fare acquisti, fino alle applicazioni per la produttività. In questo modo servizi concorrenti hanno minori possibilità di farsi conoscere e non hanno mezzi comparabili a quelli di Google per avere visibilità. La Commissione Europea ha il potere per imporre a una azienda di separare alcune delle proprie attività, ma una decisione di questo tipo non è stata mai assunta. Il Parlamento invece non ha questo tipo di potere e può solo fare pressioni sulla Commissione invitandola a seguire un simile indirizzo, e anche in questo caso non era mai avvenuto prima che ci fosse una risoluzione simile. Dopo il suo insediamento la nuova Commissione si è presa del tempo sospendendo le verifiche su Google in modo da permettere al nuovo commissario della concorrenza, Margareth Vestager, di fare il punto sulla situazione. Il suo predecessore, Joaquin Alumina, aveva espresso in più occasioni la sua contrarietà a una richiesta di rendere il motore di ricerca una società separata di Google in Europa, e aveva anche sostenuto che la Commissione non avesse i poteri necessari per farlo. Aveva anche provato a raggiungere un accordo con Google, ma il suo mandato è scaduto senza che fossero ottenuti progressi rilevanti. La nuova Commissione appare per ora piuttosto divisa su cosa fare con Google. Il commissario Günter Oettinger, responsabile per economia e società digitali, ha detto di essere contrario a un provvedimento che obblighi Google a separare parte delle proprie attività. La questione non è però di sua diretta competenza e dipende più che altro da Vestager. Il commissario per il mercato unico digitale, Andrus Ansip, ha il compito di coordinare le attività della Commissione su questo punto e la risoluzione di oggi riguarda direttamente la sua area di competenza, perché fa esplicito riferimento a un piano piuttosto ambizioso dell’Unione Europea per creare un ambiente europeo unico nel quale le aziende europee, soprattutto di telecomunicazioni possano farsi concorrenza con minori vincoli geografici. Sull’iniziativa parlamentare nei giorni scorsi ci sono state diverse polemiche, sia legate alla proposta in sé sia su chi l’ha promossa. Il New York Times, per esempio, ha ricordato che l’europarlamentare tedesco del PPE Andreas Schwab, primo proponente della separazione di Google, aveva in passato fatto consulenze per uno studio legale della Germania che ha una controllata coinvolta in un’iniziativa avviata da alcuni editori europei per chiedere alla Commissione di proseguire con le verifiche antitrust contro Google. “Dobbiamo subito obbligare Google a scorporare le diverse attività di raccolta dati nelle sue varie diramazioni, dal motore di ricerca a Gmail, da Google Map a Google+. Decidere di vietare al gruppo americano di mischiare le sue fonti di raccolta dati è un primo passo contro l’abuso di posizione dominante” afferma il filosofo Frédéric Martel. In Europa ci sono 500 milioni di consumatori, siamo il primo mercato digitale del mondo. Noi siamo proprio dei nani. Siamo forti nei contenuti culturali, nello sviluppo dello streaming, da Spotify a Deezer, nelle applicazioni. Quel che manca alle nostre imprese sono i finanziamenti, una politica industriale dei governi. Meetic, Skype e Nokia sono stati ricomprati dagli americani, Price Minister e SuperCell dal Giappone motivo per cui l’Europa non è mai riuscita a imporsi. L’Europa si sente colonizzata, l’America è la colonizzatrice. Il potere monopolistico di Google è effettivamente più accentuato sul mercato europeo. Il motore di ricerca creato da Larry Page e Sergey Brin ha quasi il 90% di quota di mercato. I Padroni della Rete sono tutti americani chiamati Les Gafas dai Francesi che hanno coniato l’acronimo dalle iniziali di Google, Apple, Facebook e Amazon.
di Grecia Gonzales

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3 dicembre 2014

IL FOGLIO: Luci spente a Berlino

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di Camilla Donati
In Germania lo spot ambientalista a sfondo osè, ha suscitato molte polemiche sul web e conferma la nuova fobia che allinea Berlino ad altri paesi in merito alla penuria energetica. La strategia con cui la Germania cerca di affermarsi per quanto riguarda l’energia rinnovabile è stata un disastro sia sotto profilo economico sia ecologico in quanto le emissioni di CO2 sono tornate a salire con il consumo di carbone. Il Ministro dell’economia si augura che la compagnia di stato svedese non abbandoni le miniere e le centrali elettriche a carbone nel nord-est della Germania. Ciò potrebbe causare serie conseguenze per l’approvvigionamento energetico del paese. Intanto meglio spegnere la luce e augurarsi che la Cancelleria non ripensi al nucleare. Le fonti non rinnovabili derivanti dai fossili come il petrolio si esauriranno e soprattutto i paesi che non ne producono dovranno, per quanto riguarda l’energia, cercare delle fonti alternative non sempre economicamente vantaggiose.

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27 novembre 2014

Il SOLE 24ORE: JOBS ACT, PRIMO SI’ AL NUOVO ARTICOLO 18  Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

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di Lorenzo Radice

Esclusa dai licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione nel posto di lavoro, sostituita da un indennizzo economico con l’anzianità di servizio. Il reintegro resta per i licenziamenti nulli e discriminatori e per altre forme di questo tipo, con l’acquisizione di termini certi per l’impugnarezione idel licenziamento. Lo prevede l’emendamento al Ddl delega Jobs act riformulato dal governo e approvato ieri sera dalla Commissione Lavoro alla Camera, che modifica la disciplina dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, riformato nel 2012 dalla legge 92, per i nuovi contratti  a tempo indeterminato a tutele crescenti che debutteranno all’inizio del 2015. Mentre i gruppi di opposizione in serata hanno abbandonato i lavori per protesta, dopo aver votato contro l’emendamento sull’articolo 18. Quella votata è solo la cornice entro la quale declinare le modifiche sulla disciplina dei licenziamenti che arriveranno con il decreto delegato sui contratti a tutele crescenti, il quale, essendo quasi pronto, sarà operativo a inizio gennaio per consentire alle imprese di beneficiare della contribuzione prevista dalla legge di stabilità. Tra gli altri emendamenti emergono altre due riformulazioni del governo: con la prima si conferma il superamento delle collaborazioni coordinate e continuative, mentre con il secondo si interviene sui tempi per fare entrare in vigore all’istante le nuove norme contenute nella delega lavoro. La commissione si prevede che concluderà il voto degli emendamenti entro domani, mentre venerdì il testo del Ddl delega arriverà in Aula per essere licenziato entro mercoledì 26 novembre, come stabilito dalla stessa Camera. Presentato l’emendamento che circoscrive agli impianti e agli strumenti di lavoro l’attività di controllo! Tutti i politici in carica dichiarano animatamente di impegnarsi per risollevare questo paese, ma dopo l’uscita di questo emendamento, molti lavoratori anziché sentirsi incentivati nel loro mestiere si sentono del tutto scoraggiati, esponendosi a un facile licenziamento.

Togliere questo articolo non solo nega il diritto di assicurarsi un lavoro a tempo indeterminato, come giusto che sia, inoltre afferma che i Cco.co.co. si esauriranno, le Cigs non possono chiudere definitivamente e come se non bastasse sono stati aggiunti limiti alla reintegra.

19 novembre 2014

IL SOLE 24 0RE: TITOLO IL BOOM DI VENDITE JEEP VOLANO PER FIAT-CHRYSLER Filomena Greco

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Il SOle 24ore/ Il boom di vendite Jeep volano per Fiat-Chrysler

COMMENTO di Ela Parrino

Le vendite dei marchi del Gruppo Fiat Chrysler sono aumentate in Europa, nel mese di ottobre, dell’8,4%, un risultato migliore del mercato per la seconda volta a partire dal luglio scorso. Questo dato è stato favorito in particolare dalla crescita delle vendite delle Jeep, il cui costo è aumentato del 74% nell’arco di un anno e arrivando a 4300 il mese scorso. Segno che il Gruppo comincia a raccogliere i frutti di una nuova strategia che ha visto quest’anno entrare in produzione due nuovi modelli, Jeep Renegade e 500X, che entreranno nei concessionari a partire da gennaio 2015. L’anno prossimo dovrà invece contare sulla Giulia e il Suv Levante a marchio Maserati. Il “pilotino” della Giulia inizierà la sua produzione tra marzo e aprile e dovrebbe essere assegnata allo stabilimento di Cassino, dove si produce la Giulietta, mentre entro fine 2015 dovrebbe essere pronto il Suv Levante destinato a Mirafiori, dove viene prodotta l’Alfa Mito. In linea generale il 2015 sarà l’anno in cui il rilancio di Alfa Romeo entrerà nel vivo.

È stato un passo importante per la nostra casa automobilistica, la Fiat, aggregarsi con una casa americana, Chrysler, perché da come possiamo notare i profitti sono aumentati sensibilmente, e ciò contribuisce all’arricchimento del nostro paese. Inoltre, possiamo dire che questa unione ha aperto la Fiat a un commercio internazionale, aumentando il numero di vendite.

 

COMMENTO di Aaron Paul Cruz

Troppo presto per parlare di tendenze. Ma quel che è certo è che le vendite dei marchi del Gruppo Fiat Chrysler sono aumentate in Europa, nel mese di ottobre, dell’8,4 %, un risultato migliore del mercato per la seconda volta nell’arco di pochi mesi. Sono dunque le vendite delle vetture Jeep, Renegade, Cherokee e Grand Cherokee che incidono sulla media complessiva. Tra marzo e aprile dovrebbe essere pronto il pilotino della Giulia, la cui produzione dovrebbe essere assegnata allo stabilimento di Cassino, dove si produce Giulietta. Gli stabilimenti italiani, Mirafiori e Cassino in testa, scommettono però su un secondo nuovo modello già nel 2016, mentre Melfi andrà a regime, nei prossimi mesi, con una produzione. In linea generale, il 2015 sarà l’anno in cui il rilancio di Alfa Romeo entrerà nel vivo. L’obiettivo è quello di portare la produzione di vetture a marchio Alfa dalle 74mila del 2013 alle 400mila del 2018, con la Giulia, che potrebbe andare in produzione già l’anno prossimo, e sette tra nuovi modelli e restyling entro il 2018. La strategia annunciata dal Lingotto nel mese di maggio prende dunque forma, con una serie di variabili ancora da definire nei prossimi mesi. Invece nel punto di vista industriale restano ancora un’incognita i progetti di due nuove vetture, nel segmento B e C. Le auto che prenderanno il posto di Punto e Bravo e la Pandona.

 

 

19 novembre 2014

IL SOLE 24 ORE: I mestieri che mancano al nuovo manifatturiero di Luca Orlando

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di Camilla Donati
Il tasso di disoccupazione giovanile è ormai arrivato al 42,9% eppure il lavoro non manca. In Italia è nell’area tecnica che si manifesta in modo evidente la distanza tra domanda e offerta di lavoro, soprattutto tra i percorsi formativi delle scuole scelte dai giovani e l’offerta concreta di posizioni aziendali. Per gli ingegneri elettrotecnici le difficoltà di reperimento sono drammatiche legate a squilibri nei percorsi di scelta, ciò risulta in Italia legato non solo alla costruzione di percorsi formativi ma anche alle scelte di orientamento. Sin dalle scuole medie inferiori bisognerebbe dare indicazioni oggettive rispetto ai dati di mercato e fornire un orientamento di tipo formativo così come a metà del percorso delle superiori sarebbe utile fornire indicazioni sugli sbocchi possibili o sulla formazione di più alto livello. Nei Politecnici di Torino e Milano, considerati i punti di eccellenza nella formazione nazionale, il numeroIl SOle 24ore/ I Mestieri che mancano al manifatturiero di ingegneri inoccupati a cinque anni dalla laurea rappresenta appena il 6 % del totale. Alla scarsità dell’offerta di competenze si aggiungono anche difficoltà nel corrispondere una remunerazione adeguata. In Italia le professionalità sono sottopagate e sono gli stessi docenti che spingono i laureati più intraprendenti a puntare su una carriera all’estero. Alcune aziende hanno pertanto deciso di finanziare direttamente la formazione del personale necessario quali? l’articolo le cita?. È necessario mettere ‘intelligenza’ all’interno dei processi produttivi. In alcuni settori quali? tuttavia si fatica a trovare interesse da parte delle nuove generazioni. Le nuove generazioni dovrebbero pertanto indirizzare le proprie scelte verso la formazione nei settori in cui esiste la possibilità di un lavoro futuro e in questo dovrebbero essere aiutati dai docenti stessi fin dalle scuole dell’obbligo. È necessario incanalare le proprie potenzialità verso quelle professioni e settori che a lungo termine offrono una possibilità di impiego lavorativo.

19 novembre 2014

IL SOLE 24 ORE: Imu e terreni, arriva la stangata di Gianni Trovati

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Il Sole 2 ore/IMU

di Gabriele Nicosia

Imu, ora pagano tutti. Di tutti gli 8092 comuni presenti in Italia fino ad ora solo 3912 pagavano l’Imu sui terreni, ma adesso qualcosa sta cambiando, ovvero solo 1578 non pagheranno l’Imu mentre per chi abita in comuni che sono compresi tra i 281 e i 600 metri di altitudine saranno esentati dal pagare l’Imu solo i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali. Questo decreto è pronto per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ma bisogna sbrigarsi poiché il pagamento dovrà essere effettuato entro il 16 dicembre e se il decreto non verrà pubblicato oltre 350 milioni di euro non verranno versati nelle casse dello stato che al momento ne ha bisogno. Verranno inserite nel pagamento anche città che sono etichettate dall’Istat come “città montane” come ad esempio Roma, Palermo, Messina e Trieste che forse forse cosi montane non erano cosi montane.

Questo decreto fa vedere la luce infondo al tunnel della crisi, far pagare l’Imu a quasi tutta la popolazione è una  cosa giusta, ma per fare tutto bene bisognerebbe farla pagare a tutti senza eccezioni per chi abita sopra i 600 metri o per qualsiasi altro motivo, il problema è che i politici non devono perdere cosi tanto tempo per fare anche solo un decreto visto che se questo non dovesse essere scritto nella Gazzetta Ufficiale ci costerebbe 350 milioni di euro solo per pigrizia.

19 novembre 2014

CORRIERE: La Cina affronta la nuova frenata e il partitotorna sotto pressione

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di Lorenzo Radice
In Cina niente è mai bianco o nero, sono le sfumature che prevalgono, anche in economia, dove la crescita del Prodotto interno lordo del terzo trimestre è scesa al 7.3%: il livello più basso dal 2009. Per quest’anno il governo aveva posto un obbiettivo del 7.5%. Le Borse internazionali hanno tuttavia reagito bene perché i timori erano in effetti di una frenata più consistente, sotto il 7%. Un ulteriore calo cinese spingerebbe tuttavia al ribasso anche la crescita degli Stati Uniti: un punto percentuale in meno nell’espansione del Pil a Pechino, secondo Moody’s Analytics, ha lo stesso effetto negativo di un aumento di 20 dollari nel prezzo del barile di petrolio. In questo caso il danno sarebbe ancora più grave per i produttori di materie prime, dall’Australia all’Indonesia e al Brasile, che contano su una forte domanda dell’industria cinese. Le parole chiave sono: meno investimenti, meno debito e più consumi. Per decenni la Cina si è retta sulle esportazioni spinte dal basso costo del lavoro e sugli investimenti enormi in infrastrutture e sviluppo edilizio. La Fabbrica del Mondo soffre di un eccesso di capacità produttiva, dove nel settore immobiliare, che conta più di un quarto del Pil ci sono più di 10 milioni di case invendute. Il vero problema della Cina, come da noi, è il lavoro. Una crescita del 7%, che in occidente sarebbe un miracolo, in Cina non basta: si dovrebbe avere un minimo del 7.2% per creare ogni anno i 10 milioni di posti di lavoro attesi dal miliardo e trecento milioni di cinesi. La Cina è il paese che, nonostante la crisi in Europa e in America è in lento, ma costante sviluppo e ciò la fa diventare un potenza economica mondiale. Di certo la Cina presenta molti più abitanti di quanti ne presenti l’Europa e quindi le negatività vengono in qualche modo un po’ attutite. Noi dovremmo ispirarci al modello cinese.

23 ottobre 2014

CORRIERE: Le Guardie penitenziarie «costretti a pagare per l’alloggio nel carcere»

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Da Corriere della Sera 22/10/2014
Cosa abbiamo capito:
di Ela Parrino
Quaranta euro la singola, ottanta la tripla. Queste non sono tariffe di un hotel, ma bensì sono l’affitto mensile che gli agenti della polizia penitenziaria potrebbero essere costretti a pagare per dormire negli alloggi di servizio della caserma. Questo ha fatto perdere la pazienza agli agenti del carcere di Monza, che hanno preso carta e penna per scrivere ai capi Dipartimento della direzione amministrativa di Roma. Una lettera in cui viene messa nero su bianco la loro frustrazione per la situazione da loro definita «assurda». «Siccome lo Stato non sa più dove trovare i soldi, ha deciso che era arrivato il momento di farci pagare l’affitto della stanza» afferma il segretario regionale UIL di polizia penitenziaria, ma ciò che più ha fatto infuriare gli agenti monzesi non è stata la richiesta economica, ma le condizioni degli alloggi. In quelli interni al carcere il riscaldamento non funziona e piove acqua: senza interventi di ristrutturazione sono praticamente inutilizzabili. «Rischiamo di rimanere per strada, sarebbe imbarazzante. E poi ci sono gli straordinari non pagati e le scarpe dobbiamo comprarcele da soli». Da gennaio dell’anno scorso, l’asfalto del viale che conduce al carcere è ormai ridotto a un percorso di guerra lungo il quale gelo e pioggia hanno scavato veri e propri crateri. «Abbiamo rischiato di spaccare le gomme di un blindato. Una sola costa ben 2 mila euro, non ci sembra il caso di sprecare soldi così». Il pericolo non vale solo per gli agenti, ma anche per avvocati e assistenti sociali che quotidianamente frequentano il carcere per motivi di lavoro. L’ultimo problema che è saltato fuori è il sovraffollamento, siccome la struttura era stata progettata per accogliere circa 400 detenuti e oggigiorno ce ne son circa 600.
Questo episodio è la prova di un Paese corrotto. Da una parte i politici che guadagnano milioni e spendono i soldi pubblici per andare a farsi le vacanze alle Hawaii, mentre dall’altra ci sono i poveri cittadini che devono pagare tasse altissime e ad ogni errore commesso, c’è lo Stato che se ne approfitta chiedendo altri soldi. Ma ormai non c’è nemmeno da stupirsi di episodi del genere. Oltre a fare un favore al Fisco, queste persone devono anche pagare l’affitto delle camere per dormire, che inoltre sono in condizioni pietose. Bisognerebbe vergognarsi di vivere in uno Stato come il nostro, dove guadagnano solo i calciatori e i politici che purtroppo non sono capaci di governare.

22 ottobre 2014