Category Archives: UE

REPUBBLICA: Nozze Gay un diritto umano

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Per il Parlamento europeo le unioni civili e il matrimonio tra persone dello stesso sesso sono un diritto umano e civile, che tutti i governi dell’Unione dovrebbero garantire ai propri cittadini. La presa di posizione della plenaria di Strasburgo, è arrivata ieri e il voto si è spaccato. Il testo passa con 390 voti a favore, 151 no e 97 astensioni. Tra i ventotto Paesi dell’Unione, l’Italia è uno dei nove che non prevede alcuna tutela per le coppie omosessuali. Il Parlamento europeo dunque prende atto «della legalizzazione del matrimonio e delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in un numero crescente di Paesi del mondo, attualmente diciassette, e incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell’Ue a contribuire alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili». Purtroppo l’omosessualità è ancora sanzionata penalmente in 78 Paesi del mondo, alcuni dei quali prevedono la pena di morte. Da Roma, Nichi Vendola ha twittato: «Molto bene il voto a Strasburgo, ora qualcuno informi Renzi e Alfano» e il leader del Pd gli ha risposto: «Dal Parlamento europeo arriva un messaggio forte per promuovere i diritti civili, al più presto arriverà una legge coraggiosa anche in Italia».  Renzi, inoltre, presenterà un disegno di legge ispirato a quello tedesco, in vigore a Berlino dal 2001. Il testo, dovrebbe prevedere delle unioni civili che danno diritti molto vicini a quelli del matrimonio, ma con alcune differenze, ad esempio l’impossibilità di adottare bambini esterni alla coppia.

16 marzo 2015

REPUBBLICA: SUL FRONTE DI DEBALTSEVO CON I SOLDATI FILORUSSI Pietro del Re

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L’accordo di Minks, sul fronte ucraino, non suscita la reazione aspettata.
Il colonello indipendista Igor Sergeevic afferma che i patti sono solo carta straccia perché proprio come i precedenti non verranno rispettati, ribadendo che i filorussi non prendono ordini da nessuno, neanche dal governo di Donetsk perchè combattono per riconquistare le proprie case cadute nel territorio di Kiev.
La situazione, per i liberisti, si sta aggravando perché hanno perso la postazione di Dabaltsevo che è molto importante in quanto è uno snodo stradale e ferroviario che va riconquistato per la grande importanza strategica: collega infatti le due auto proclamate repubbliche separatiste. I combattimenti stanno diventando sempre più aspri in queste ore, in quanto i ribelli vogliono avvantaggiarsi in termini di controllo del territorio in previsione del cessate il fuoco.
I filorussi per riporre le armi vorrebbero il doppio del territorio delle due attuali repubbliche indipendenti, compreso l’importante scalo portuale industriale di Mariupul e il controllo della base militare di Kramatorsk, in pratica le maggiori ricchezze dell’Ucraina.
questo cessate il fuoco può avere effetti positivi sulla popolazione civile che ha il tempo di mettersi in fuga in un posto sicuro mentre per gli eserciti è solo l’occasione di riorganizzarsi e dalle postazioni conquistate nelle ultime ore sferrare attacchi pesanti per cercare di distruggere l’avversario.

14 febbraio 2015

REPUBBLICA: Migranti,Renzi all’Europa “Se l’Onu ci dà il via libera pronti ad andare in Libia” Alberto D’Argenio

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Dopo 300 morti nel Canale Di Sicilia, Matteo Renzi arriva a Bruxelles intenzionato a porre il tema immigrazione al livello più altro dei Capi di Stato e di governo dell’Unione. L’emergenza Libia non è solo un’emergenza italiana ed europea, ma internazionale importante come quella Ucraina. Il problema va risolto con determinazione con l’aiuto dell’Onu, evitando però di far diventare il Mediterraneo un cimitero. In un consiglio dominato da Ucraina e Grecia, l’Italia si spinge avanti chidendo chiedendo maggior aiuto alla comunità: sostenere con maggior determinazione il negoziato dell’Onu. Roma sarebbe pronta a mandare uomini,anche se le polemiche continuano e mezzi per garantire stabilità a Tripoli e mettere fine al dominio dei trafficanti di esseri umani. Anche a Bruxelles il clima non è sereno. Senza il contributo delle capitali l’esecutivo comunitario non può fare molto anche se la Commissione sta preparado un’agenda specifica sui flussi migratori. Martin Schulz sottolinea che servono più mezzi nazionali.

Tutti parlano di questi problemi ormai protratti dal 2011, ma nessuno riesce a concretizzare le proposte portate avanti dai vai stati risolvendo questi grandissimi disagi.

14 febbraio 2015

LA REPUBBLICA: ”Ricerca, mappe e mail l’unico rimedio è separarle” Di Anais Ginori

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Di Grecia Gonzales

«Google rappresenta l’85% del mercato dei motori di ricerca in Europa, addirittura più che negli Stati Uniti.» Per gli americani i manager del motore di ricerca sono i profeti del successo ma per la Ue, Francia e Germania cosi non è poiché temono di diventare una colonia digitale. Come era stato preannunciato nei giorni scorsi, oggi il Parlamento europeo ha votato una mozione con la quale invita la Commissione Europea – cioè l’organo esecutivo dell’Unione il suo “governo”,– a valutare soluzioni per costringere Google a separare le attività del suo motore di ricerca da quelle degli altri suoi servizi, creando se necessario due aziende distinte in Europa. La risoluzione non fa riferimento in modo esplicito a Google ma il testo parla comunque della necessità di separare i motori di ricerca dagli altri servizi, soprattutto se si trovano in una posizione dominante: Google in Europa ha il 90% del mercato delle ricerche online. Il Parlamento ha approvato la risoluzione con 384 voti a favore e 174 contrari, mentre altri 56 europarlamentari si sono astenuti. La votazione serve come proposta di indirizzo sulla linea che potrà tenere nei prossimi mesi la Commissione. I suoi commissari si sono insediati da poche settimane e hanno ereditato dalla Commissione precedente la questione ancora irrisolta della predominanza di Google nel mercato europeo, dove non ha praticamente concorrenti. La società statunitense è coinvolta in una serie di verifiche da parte dell’Autorità per la concorrenza in Europa: l’antitrust sostiene che Google utilizzi il suo motore di ricerca per promuovere molti altri suoi servizi, da quelli per fare pubblicità online a quelli per fare acquisti, fino alle applicazioni per la produttività. In questo modo servizi concorrenti hanno minori possibilità di farsi conoscere e non hanno mezzi comparabili a quelli di Google per avere visibilità. La Commissione Europea ha il potere per imporre a una azienda di separare alcune delle proprie attività, ma una decisione di questo tipo non è stata mai assunta. Il Parlamento invece non ha questo tipo di potere e può solo fare pressioni sulla Commissione invitandola a seguire un simile indirizzo, e anche in questo caso non era mai avvenuto prima che ci fosse una risoluzione simile. Dopo il suo insediamento la nuova Commissione si è presa del tempo sospendendo le verifiche su Google in modo da permettere al nuovo commissario della concorrenza, Margareth Vestager, di fare il punto sulla situazione. Il suo predecessore, Joaquin Alumina, aveva espresso in più occasioni la sua contrarietà a una richiesta di rendere il motore di ricerca una società separata di Google in Europa, e aveva anche sostenuto che la Commissione non avesse i poteri necessari per farlo. Aveva anche provato a raggiungere un accordo con Google, ma il suo mandato è scaduto senza che fossero ottenuti progressi rilevanti. La nuova Commissione appare per ora piuttosto divisa su cosa fare con Google. Il commissario Günter Oettinger, responsabile per economia e società digitali, ha detto di essere contrario a un provvedimento che obblighi Google a separare parte delle proprie attività. La questione non è però di sua diretta competenza e dipende più che altro da Vestager. Il commissario per il mercato unico digitale, Andrus Ansip, ha il compito di coordinare le attività della Commissione su questo punto e la risoluzione di oggi riguarda direttamente la sua area di competenza, perché fa esplicito riferimento a un piano piuttosto ambizioso dell’Unione Europea per creare un ambiente europeo unico nel quale le aziende europee, soprattutto di telecomunicazioni possano farsi concorrenza con minori vincoli geografici. Sull’iniziativa parlamentare nei giorni scorsi ci sono state diverse polemiche, sia legate alla proposta in sé sia su chi l’ha promossa. Il New York Times, per esempio, ha ricordato che l’europarlamentare tedesco del PPE Andreas Schwab, primo proponente della separazione di Google, aveva in passato fatto consulenze per uno studio legale della Germania che ha una controllata coinvolta in un’iniziativa avviata da alcuni editori europei per chiedere alla Commissione di proseguire con le verifiche antitrust contro Google. “Dobbiamo subito obbligare Google a scorporare le diverse attività di raccolta dati nelle sue varie diramazioni, dal motore di ricerca a Gmail, da Google Map a Google+. Decidere di vietare al gruppo americano di mischiare le sue fonti di raccolta dati è un primo passo contro l’abuso di posizione dominante” afferma il filosofo Frédéric Martel. In Europa ci sono 500 milioni di consumatori, siamo il primo mercato digitale del mondo. Noi siamo proprio dei nani. Siamo forti nei contenuti culturali, nello sviluppo dello streaming, da Spotify a Deezer, nelle applicazioni. Quel che manca alle nostre imprese sono i finanziamenti, una politica industriale dei governi. Meetic, Skype e Nokia sono stati ricomprati dagli americani, Price Minister e SuperCell dal Giappone motivo per cui l’Europa non è mai riuscita a imporsi. L’Europa si sente colonizzata, l’America è la colonizzatrice. Il potere monopolistico di Google è effettivamente più accentuato sul mercato europeo. Il motore di ricerca creato da Larry Page e Sergey Brin ha quasi il 90% di quota di mercato. I Padroni della Rete sono tutti americani chiamati Les Gafas dai Francesi che hanno coniato l’acronimo dalle iniziali di Google, Apple, Facebook e Amazon.
di Grecia Gonzales

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3 dicembre 2014

IL FOGLIO: VALORI INALIENABILI, SACRALITÀ DELLA VITA, DIRITTI CRITICATI: UN NUOVO PAPA

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di Ela Parrino
«È giunta l’ora di costituire l’Europa che ruota intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili». Questo è ciò che ha detto il Papa tra gli applausi al termine del suo primo discorso a Strasburgo, dinnanzi al parlamento europeo. Tanti sono stati i temi toccati, dal lavoro che non c’è alla natura da rispettare, fino all’indice puntato contro chi dimentica che il Mediterraneo è ormai un “grande cimitero” per migranti che cercano futuro e salvezza. Francesco ha parlato anche della dignità trascendente dell’uomo, che significa fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male. L’Europa di oggi è più simile a una “nonna” che a una giovane ragazza “fertile e vivace” che sta lentamente perdendo la propria anima e quello “spirito umanistico” che ama e difende – ha osservato il Papa. «Un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose può essere anche più facilmente immune da tanti estremismi che dilagano nel modo odierno» sono le parole tratte dal discorso di Benedetto XVI pronunciate un mese prima dell’annuncio della sua abdicazione. Bergoglio parla anche delle persecuzioni che colpiscono quotidianamente le minoranze religiose, di persone che si trovano a essere oggetto di violenze, cacciate dalle proprie case e patrie, vendute come schiave, uccise, decapitate, crocifisse e bruciate vive, sotto il silenzio di tanti; c’è bisogno di pace ma non intesa come la semplice assenza di guerre, di conflitti, di tensioni. “Nella visione cristiana essa è frutto dell’azione libera dell’uomo che intende perseguire il bene comune nella verità e nell’amore”.
Le parole del Papa evidenziano la situazione attuale: tanta immigrazione a causa di guerre e persecuzioni. Ciò che più mi ha colpito nel suo discorso è come descrive l’Europa, una nonna che sta perdendo la propria anima. In effetti è proprio così. Ognuno pensa per se e non aiuta gli altri nei casi di difficoltà, come gli altri paesi europei stanno facendo con l’Italia riguardo al problema riguardante i migranti a Lampedusa.

27 novembre 2014

IL FOGLIO: Luci spente a Berlino

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di Camilla Donati
In Germania lo spot ambientalista a sfondo osè, ha suscitato molte polemiche sul web e conferma la nuova fobia che allinea Berlino ad altri paesi in merito alla penuria energetica. La strategia con cui la Germania cerca di affermarsi per quanto riguarda l’energia rinnovabile è stata un disastro sia sotto profilo economico sia ecologico in quanto le emissioni di CO2 sono tornate a salire con il consumo di carbone. Il Ministro dell’economia si augura che la compagnia di stato svedese non abbandoni le miniere e le centrali elettriche a carbone nel nord-est della Germania. Ciò potrebbe causare serie conseguenze per l’approvvigionamento energetico del paese. Intanto meglio spegnere la luce e augurarsi che la Cancelleria non ripensi al nucleare. Le fonti non rinnovabili derivanti dai fossili come il petrolio si esauriranno e soprattutto i paesi che non ne producono dovranno, per quanto riguarda l’energia, cercare delle fonti alternative non sempre economicamente vantaggiose.

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27 novembre 2014

Il Giornale: QUEI GIOVANI LAUREATI CHE FANNO GLI SPAZZINI

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 Giornale 08/10/2014

di Lorenzo Radice

Giuseppe Spizzino, 27 anni, laureato in ingegneria edile fa lo spazzino a Napoli. «Anche se mi chiamo Spizzino, mai avrei creduto di ridurmi a fare lo spazzino – racconta Giuseppe al Giornale -. Ero però stufo di fare il disoccupato e vivere alle spalle dei genitori. Vorrei andare a vivere da solo e farmi una famiglia, invece raccolgo monnezza dalla mattina alla sera. Sono tra i più giovani, considerando che i miei colleghi hanno un età media di cinquantacinque anni e sui trecento operatori ecologici in servizio la metà risulta “parzialmente inabile” alla raccolta rifiuti». Giuseppe con queste parole si collega a un articolo che tre anni fa uscì su Repubblica con un titolo simile a quello del Giornale di oggi; l’articolo di tre anni fa parla di un altro ragazzo che con enormi sacrifici famigliari, è riuscito a laurearsi a pieni voti, ma nonostante tutto si è ridotto a fare lo spazzino a Palermo, con stipendio di 1000 € e turni che vanno dalle dieci di sera alle quattro del mattino. Storie di questo tipo ormai in Italia non sono un’eccezione, anche perché molti giovani italiani vogliono mestieri prestigiosi. Ma basta fare un giro al Salone dei giovani a Torino o a Genova per rendersi conto che per un giovane laureato che riesce a realizzarsi nella professione per quale ha studiato, ce ne sono 10 che devono ripiegare su attività di seconda o terza fascia, lavori che se tutto va bene si guadagna 1000 euro al mese, ma con almeno la soddisfazione di avere un posto lavorativo a tempo indeterminato. L’alternativa è quella di essere disoccupati. Solo qua in Italia succede così perché ad esempio in Svizzera un comune spazzino urbano guadagna 3600 euro al mese, una paga che qua da noi risulta essere quella di un avvocato con alle spalle una carriera piuttosto prestigiosa.Inoltre bisognerebbe lasciare spazio ai giovani, garantire loro sicurezza e fiducia nei confronti dello Stato, per quanto riguarda l’ambito lavorativo, ma ormai l’Italia politica” sta cercando di risistemare le cose per un paese che ormai gli è contro.

9 ottobre 2014

IL GIORNALE: Il governo sfida la Merkel: non rispetteremo i trattati

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Da il Giornale 08/10/2014

di Gabriele Nicosia

Et voilà l’Italia non paga. Renzi oggi incontrerà la cancelliera tedesca Angela Merkel per parlare dei trattati firmati tra Italia e Germania che la nostra nazione si rifiuta di pagare, poiché «le clausole del trattato - dichiara il governo - non sono n’è fattibili n’è auspicabili visto che la correzione del “saldo strutturale per il 2015 del 2,2% è impossibile»; ci saranno però delle limitazioni al posto del 2,2 l’Italia lo porterà allo 0,1% per di più in due anni. Possiamo dire da un punto di vista calcistico, visto che entrambi seguono molto il calcio, che Renzi abbia fatto un “cucchiaio alla Merkel, inoltre il premier italiano ha annunciato che l’Italia non abbasserà il deficit nominale all’1,8% e neanche al 2,2% ma lo alzerà fino al 2,9%. L’Italia ha copiato la Francia d non pagando quanto stabilito dai trattati con la Germania, però i francesi hanno un deficit sui conti pubblici che arriva al 4,4%, mentre l’Italia ha dichiarato che farà un investimento da 23 miliardi di euro cosi da portare il proprio deficit almeno al 3% tanto da riuscire ad alzare il Pil. Per calcolare il Pil esistono vari sistemi, ma nessuno, neanche nel governo Monti, si è mai posto il problema di negoziare un sistema più favorevole per noi e adesso si vedono i risultati.

Secondo me l’Italia ha fatto bene a non pagare i trattati visto che non riceviamo mai una mano nè dall’Unione Europea nè dalla Germania, ma si ricordano di noi solo quando c’è da pagare il debito o altri prestiti che ci hanno fatto. Che nessuno abbia mai pensato a un sistema di calcolo del debito che faccia comodo anche a noi, mi lascia molto perplesso poiché mi sembra strano che dei politici con le lauree nelle migliori università italiane non ci abbiano pensato; o forse a loro conveniva far finta di niente, visto che adesso stanno emergendo tutti i casi di corruzione dei politici e trovare una soluzione al problema non avrebbe consentito loro di arricchirsi con i nostri fondi.

8 ottobre 2014

REPUBBLICA: Irlanda e Lussemburgo nel mirino Ue per gli aiuti illegali alla Apple e Fiat

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Commento di Corrado Mallia

 

 

La Commissione Europea ha formalizzato la procedura di infrazione per Irlanda e Lussemburgo per aver aiutato l’Apple e la Fiat per con trattamenti fiscali concordati in via preventiva e particolarmente agevolati.
L’inchiesta sulla Fiat riguarda solo Fiat Finance and Trade (FFT) che contesta come il trattamento riservato a FFT «non rispetti il principio di concorrenza piena» perché è un indebito vantaggio. In particolare l’indagine si centra sul transfer pricing arrangement cioè sulla fissazione arbitraria dei prezzi dei prodotti che vengono forniti ai rivenditori autorizzati.
Bruxelles si lamenta delle scarse informazioni fornite dal governo Lussemburghese riguardo le richieste di chiarimenti, questo ha insospettito molto la Commissione fino a portarla all’apertura di un fascicolo. Inoltre Bruxelles aggiunge che se non riceverà risposta entro un mese chiederà le informazioni direttamente alla Fiat e nel caso si dovessero trovare delle operazioni illegali il paese dovrà restituire le somme con degli interessi.Fiat non ha reagito alla notizia dell’inquisizione, che ha fatto calare le azioni del gruppo in borsa del 3.7%, mentre il Lussemburgo ha diffuso un comunicato dove afferma di aver fornito le informazioni necessarie e di aver collaborato pienamente.
Per quanto riguarda il governo Irlandese spera nel miracolo perché secondo alcune fonti Bruxelles avrebbe in mano delle prove molto attendibili che potrebbe indurre la sanzione. La Apple, invece ha diffuso un comunicato dove nega le accuse e sostiene di essere trattata come tutte le altre società irlandesi.
Secondo me la Commissione europea ha fatto bene a inquisire le due multinazionali con i rispettivi paesi perché non è giusto che le società più grandi siano avvantaggiate fiscalmente perché questo non favorisce la concorrenza.

3 ottobre 2014

REPUBBLICA: Eni, lo scandalo delle accise truccate “evasione milionaria per creare fondi neri”

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Commento di Jacopo Corsaro

Roma, altre perquisizioni, altri indagati, altre accuse. Si riapre l’inchiesta per saperne di più sull’evasione fiscale di Eni della Procura di Roma. Facendo delle ricerche sui prodotti petroliferi, si è scoperto che il peso in uscita delle raffinerie viene registrato al ribasso in modo da pagare meno tasse. Come se il carburante trasportato fosse meno di quello che è. Facendo questo giochetto la società, nell’era Scaroni, si è guadagnata grandi cifre di denaro illecitamente. La domanda che si fanno gli inquirenti è “a che cosa servono questi soldi?” È necessario comprendere a chi sia destinato il denaro risparmiato illecitamente derivante dal mancato versamento per intero dell’accise dovuta, ben potendosi ritenere che venga impiegato in attività non lecite trattandosi di provento di reato. Quei milioni di milioni di euro andrebbero a depositarsi in un fondo in nero. Si pensa che questi soldi non siano stati spartiti nelle tasche degli indagati, anzi si crede che non fossero neanche al corrente di quello che stesse succedendo. Questo i Pubblici ministeri lo stanno ancora verificando. Per ora dal 2007 al 2012 sono stati evasi circa 2 milioni di euro in tre sedi (Napoli, Livorno e Gaeta).

Dunque evadere è sbagliato: lo sappiamo tutti. Ma sono quasi stati costretti poiché, al momento la tassazione globale è intorno al 75%, questo significa che rimane poco per investire e quindi creare ricchezza e occupazione.

3 ottobre 2014