LA REPUBBLICA: L’Italicum in vigore solo da gennaio 2016” La proposta di Renzi per convincere Berlusconi ‘ di Silvio Buzzanca

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di Gabriele Nicosia

Cosa abbiamo capito:

Renzi, ricatto per restare più a lungo in carica. Il premier Renzi ha dichiarato ieri che offre una garanzia di una anno sulla durata della legislatura in cambio però la legge elettorale deve essere approvata rapidamente. Il premier afferma che si potrebbe mettere una clausola che imponga l’entrata in vigore della legge dal 1° gennaio 2016, ma l’accordo tra i partiti è molto lontano. Add esempio per Alfredo D’Attorre è un’idea folle che i senatori rimangano in carica un anno di più perché la legge entra in vigore dopo, un altro esempio è quello di Pier Luigi Bersani che boccia i capi lista bloccati e in fine Forza Italia si chiede perché Renzi ha tanta fretta di far passare questa legge invece di concentrarsi con anima e corpo per trovare il modo di rilanciare il paese. L’approvazione di questa legge rischia anche di far slittare la votazione del Jobs Act, comunque la commissione dovrebbe finire la discussione domani con una seduta notturna, alla Camera sono partite le votazioni del nuovo senato ma si sono subito fermate per i contrasti fra i gruppi.

Questo discorso dell’approvazione della legge elettorale andrà avanti ancora per molto e non credo che la vedremo in vigore dal 2016 ma penso più dal 2020 visto che siamo in Italia e se non fa comodo a qualcuno allora non va bene per nessuno, ci sono già molte incongruenze fra i partiti quindi prima che raggiungano l’accordo definitivo si potrebbe finire la Salerno-Reggio Calabria.

3 dicembre 2014

LA REPUBBLICA: “I COMPUTER PRENDERANNO IL POTERE A RISCHIO L’INTERA RAZZA UMANA” di Enrico Franceschini

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di Ela Parrino

Cosa abbiamo capito:

Stephen Hawking è un astrofisico di fama mondiale grazie alle sue teorie sui buchi neri e sull’origine dell’universo. Se non è l’uomo più intelligente della Terra, poco ci manca visto che da piccolo gli è stato attribuito lo stesso quoziente intellettivo di Einstein. La tecnologia sta lavorando molto con lui per migliorare il suo modo di comunicare a causa della malattia che lo ha colpito quando studiava all’università: la SLA (sclerosi laterale amiotrofica). Quasi interamente paralizzato e costretto a una sedia a rotelle, Hawking parla e scrive grazie a un sensore sulle guance, con cui seleziona i caratteri sullo schermo di un computer; per parlare invece, c’è un sintetizzatore che trasforma in voce le frasi da lui digitate. Intel ha ideato un nuovo sistema che permette allo scienziato di poter operare dieci volte più rapidamente sul computer. «Posso scrivere più rapidamente e parlare più facilmente, un miglioramento che mi cambia la vita. L’intelligenza artificiale finirà per svilupparsi da sola e crescere a un ritmo sempre maggiore. Gli esseri umani non potranno competere con le macchine e un giorno verranno soppiantati. I computer raddoppiano velocità e memoria ogni 18 mesi. Il rischio è di essere soppiantati». Stephen è anche allarmato dall’uso di Internet, perchè ultimamente sta interferendo molto sulla vita delle persone, e ha paura che il progresso tecnologico potrerà a violare la libertà personale, trasformando lo stato in un Grande Fratello. L’unica cosa di cui non vuole miglioramenti tecnologici è la sua voce, generata da un computer. «Ammetto di parlare come un robot ma è diventato il mio marchio di fabbrica e non lo cambierei per una voce più naturale».
Fin da piccola sono rimasta affascinata dall’universo, perchè è sempre stato qualcosa di misterioso. Grazie a quest’uomo, probabilmente il più intelligente della Terra, si è riuscito a dare delle risposte ad alcuni misteri. Hawking è un uomo molto forte, un caso raro, perchè deve essere difficile vivere su una sedia a rotelle e una voce metallica. Ma nonostante questo lui è sempre andato avanti per la sua strada continuando a studiare l’universo e i suoi misteri.

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3 dicembre 2014

LA REPUBBLICA: ”Ricerca, mappe e mail l’unico rimedio è separarle” Di Anais Ginori

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Di Grecia Gonzales

«Google rappresenta l’85% del mercato dei motori di ricerca in Europa, addirittura più che negli Stati Uniti.» Per gli americani i manager del motore di ricerca sono i profeti del successo ma per la Ue, Francia e Germania cosi non è poiché temono di diventare una colonia digitale. Come era stato preannunciato nei giorni scorsi, oggi il Parlamento europeo ha votato una mozione con la quale invita la Commissione Europea – cioè l’organo esecutivo dell’Unione il suo “governo”,– a valutare soluzioni per costringere Google a separare le attività del suo motore di ricerca da quelle degli altri suoi servizi, creando se necessario due aziende distinte in Europa. La risoluzione non fa riferimento in modo esplicito a Google ma il testo parla comunque della necessità di separare i motori di ricerca dagli altri servizi, soprattutto se si trovano in una posizione dominante: Google in Europa ha il 90% del mercato delle ricerche online. Il Parlamento ha approvato la risoluzione con 384 voti a favore e 174 contrari, mentre altri 56 europarlamentari si sono astenuti. La votazione serve come proposta di indirizzo sulla linea che potrà tenere nei prossimi mesi la Commissione. I suoi commissari si sono insediati da poche settimane e hanno ereditato dalla Commissione precedente la questione ancora irrisolta della predominanza di Google nel mercato europeo, dove non ha praticamente concorrenti. La società statunitense è coinvolta in una serie di verifiche da parte dell’Autorità per la concorrenza in Europa: l’antitrust sostiene che Google utilizzi il suo motore di ricerca per promuovere molti altri suoi servizi, da quelli per fare pubblicità online a quelli per fare acquisti, fino alle applicazioni per la produttività. In questo modo servizi concorrenti hanno minori possibilità di farsi conoscere e non hanno mezzi comparabili a quelli di Google per avere visibilità. La Commissione Europea ha il potere per imporre a una azienda di separare alcune delle proprie attività, ma una decisione di questo tipo non è stata mai assunta. Il Parlamento invece non ha questo tipo di potere e può solo fare pressioni sulla Commissione invitandola a seguire un simile indirizzo, e anche in questo caso non era mai avvenuto prima che ci fosse una risoluzione simile. Dopo il suo insediamento la nuova Commissione si è presa del tempo sospendendo le verifiche su Google in modo da permettere al nuovo commissario della concorrenza, Margareth Vestager, di fare il punto sulla situazione. Il suo predecessore, Joaquin Alumina, aveva espresso in più occasioni la sua contrarietà a una richiesta di rendere il motore di ricerca una società separata di Google in Europa, e aveva anche sostenuto che la Commissione non avesse i poteri necessari per farlo. Aveva anche provato a raggiungere un accordo con Google, ma il suo mandato è scaduto senza che fossero ottenuti progressi rilevanti. La nuova Commissione appare per ora piuttosto divisa su cosa fare con Google. Il commissario Günter Oettinger, responsabile per economia e società digitali, ha detto di essere contrario a un provvedimento che obblighi Google a separare parte delle proprie attività. La questione non è però di sua diretta competenza e dipende più che altro da Vestager. Il commissario per il mercato unico digitale, Andrus Ansip, ha il compito di coordinare le attività della Commissione su questo punto e la risoluzione di oggi riguarda direttamente la sua area di competenza, perché fa esplicito riferimento a un piano piuttosto ambizioso dell’Unione Europea per creare un ambiente europeo unico nel quale le aziende europee, soprattutto di telecomunicazioni possano farsi concorrenza con minori vincoli geografici. Sull’iniziativa parlamentare nei giorni scorsi ci sono state diverse polemiche, sia legate alla proposta in sé sia su chi l’ha promossa. Il New York Times, per esempio, ha ricordato che l’europarlamentare tedesco del PPE Andreas Schwab, primo proponente della separazione di Google, aveva in passato fatto consulenze per uno studio legale della Germania che ha una controllata coinvolta in un’iniziativa avviata da alcuni editori europei per chiedere alla Commissione di proseguire con le verifiche antitrust contro Google. “Dobbiamo subito obbligare Google a scorporare le diverse attività di raccolta dati nelle sue varie diramazioni, dal motore di ricerca a Gmail, da Google Map a Google+. Decidere di vietare al gruppo americano di mischiare le sue fonti di raccolta dati è un primo passo contro l’abuso di posizione dominante” afferma il filosofo Frédéric Martel. In Europa ci sono 500 milioni di consumatori, siamo il primo mercato digitale del mondo. Noi siamo proprio dei nani. Siamo forti nei contenuti culturali, nello sviluppo dello streaming, da Spotify a Deezer, nelle applicazioni. Quel che manca alle nostre imprese sono i finanziamenti, una politica industriale dei governi. Meetic, Skype e Nokia sono stati ricomprati dagli americani, Price Minister e SuperCell dal Giappone motivo per cui l’Europa non è mai riuscita a imporsi. L’Europa si sente colonizzata, l’America è la colonizzatrice. Il potere monopolistico di Google è effettivamente più accentuato sul mercato europeo. Il motore di ricerca creato da Larry Page e Sergey Brin ha quasi il 90% di quota di mercato. I Padroni della Rete sono tutti americani chiamati Les Gafas dai Francesi che hanno coniato l’acronimo dalle iniziali di Google, Apple, Facebook e Amazon.
di Grecia Gonzales

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3 dicembre 2014

LA REPUBBLICA: “Arrestata al confine la moglie del Califfo si nascondeva tra i rifugiati siriani” di Alberto Stabile

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di Lorenzo Radice

Cosa abbiamo capito:

L’intelligence libanese ha messo a segno un colpo grosso, sia pure con l’aiuto di un apparato di spionaggio straniero, arrestando una delle tre mogli di Abu Bakr Al Baghdadi, il terrorista iracheno auto-proclamatosi Califfo, che vorrebbe conquistare il mondo. L’arresto è avvenuto al confine nord con la Siria. La donna, identificata da fonti libanesi come Saja Al Dulaimi, siriana, era con uno dei figli, un bambino o una bambina, di otto o nove anni e aveva con sé documenti falsi. Ci sono molte incertezze riguardo i dettagli della vicenda, ma quel che si sa per certo è che la donna è una delle tre mogli del Califfo. Sarebbe stata portata nella sede dei servizi di sicurezza, presso il ministero della Difesa, a Yarze, non lontano da Beirut, dove verrà interrogata e dove, il bambino o la bambina, con cui viaggiava è stato sottoposto a un test del Dna, che ne avrebbe confermato la parentela con Al Baghdadi. Altro dettaglio non secondario è che Saja Al Dulaimi, figlia di un esponente di punta della rivolta armata contro il regime di Assad, morto in battaglia nei pressi di Damasco, faceva parte del gruppo di 150 donne detenute dal regime siriano, rilasciate lo scorso mese di marzo, su mediazione del Qatar, in cambio della liberazione di 13 suore e tre assistenti prese in ostaggio nel monastero di Santa Tecla a Maaula. Ora si dice che Saja, dopo riaver acquistato la libertà fosse diretta a nord del Libano, dove, secondo alcuni servizi d’informazione libanesi hanno dato vita a una retrovia parecchio insidiosa. Quanto al Califfo, anche se gli esperti dubitano che Saja Al Dulaimi sia in possesso di informazioni cruciali sul marito, il prestigio di Al Baghdadi certamente ne soffre. Arrestata una delle mogli del Califfo Al Baghdadi! Con questa notizia si apre, o meglio si continua un nuovo capitolo a cui forse verrà data una svolta decisiva. La moglie del Califfo sa più di chiunque altro le intenzioni e i prossimi passi che il marito compierà, quindi ora viene tenuta sotto sorveglianza nella sede dei servizi di massima sicurezza in Libano e ci si aspetta che riveli qualcosa di importante alle autorità, ma anche a tutti noi.

3 dicembre 2014

IL FOGLIO: VALORI INALIENABILI, SACRALITÀ DELLA VITA, DIRITTI CRITICATI: UN NUOVO PAPA

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di Ela Parrino
«È giunta l’ora di costituire l’Europa che ruota intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili». Questo è ciò che ha detto il Papa tra gli applausi al termine del suo primo discorso a Strasburgo, dinnanzi al parlamento europeo. Tanti sono stati i temi toccati, dal lavoro che non c’è alla natura da rispettare, fino all’indice puntato contro chi dimentica che il Mediterraneo è ormai un “grande cimitero” per migranti che cercano futuro e salvezza. Francesco ha parlato anche della dignità trascendente dell’uomo, che significa fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male. L’Europa di oggi è più simile a una “nonna” che a una giovane ragazza “fertile e vivace” che sta lentamente perdendo la propria anima e quello “spirito umanistico” che ama e difende – ha osservato il Papa. «Un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose può essere anche più facilmente immune da tanti estremismi che dilagano nel modo odierno» sono le parole tratte dal discorso di Benedetto XVI pronunciate un mese prima dell’annuncio della sua abdicazione. Bergoglio parla anche delle persecuzioni che colpiscono quotidianamente le minoranze religiose, di persone che si trovano a essere oggetto di violenze, cacciate dalle proprie case e patrie, vendute come schiave, uccise, decapitate, crocifisse e bruciate vive, sotto il silenzio di tanti; c’è bisogno di pace ma non intesa come la semplice assenza di guerre, di conflitti, di tensioni. “Nella visione cristiana essa è frutto dell’azione libera dell’uomo che intende perseguire il bene comune nella verità e nell’amore”.
Le parole del Papa evidenziano la situazione attuale: tanta immigrazione a causa di guerre e persecuzioni. Ciò che più mi ha colpito nel suo discorso è come descrive l’Europa, una nonna che sta perdendo la propria anima. In effetti è proprio così. Ognuno pensa per se e non aiuta gli altri nei casi di difficoltà, come gli altri paesi europei stanno facendo con l’Italia riguardo al problema riguardante i migranti a Lampedusa.

27 novembre 2014

IL FOGLIO: L’osservatrice romana di Barbara Palombelli

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di Giuseppe Virago
Trastevere come il selvaggio west, ma senza sceriffo. Barbara Palombelli nel suo “angolo di libertà” denuncia il degrado che il quartiere di Trastevere sta avendo in quest’ultimo periodo. Da cadaveri sulle piste ciclabili a cipolle lanciate dalle macchine in corsa, da forze dell’ordine che se ne infischiano delle loro responsabilità a vomito sui marciapiedi. Secondo la giornalista ormai Trastevere è come il west raccontato nei film dove non ci sono né legge né regole, con la sola differenza che in quelle storie arriva sempre uno sceriffo che mette ordine. La colpa più grande delle istituzioni è l’indifferenza, l’indifferenza verso coloro che si erano impegnati a tutelare e proteggere: i cittadini, che chiedono a gran voce il loro aiuto venendo invece ignorati. Essendo nato e cresciuto a Trastevere questo articolo mi tocca da vicino. Il mio sogno fin da piccolo è sempre stato quello di diventare un commissario di polizia, perché ho sempre trovato ammirevole il modo in cui la polizia proteggeva e tutelava i cittadini ma adesso, leggendo questo articolo, mi sto ricredendo. Quando ero piccolo per me Trastevere era il più bel quartiere di Roma, un luogo pieno di storia e magia ma a vederlo adesso mi si spezza il cuore. Bisogna far tornare questo antico quartiere della città eterna al suo originario splendore con l’aiuto dei cittadini e soprattutto delle istituzioni.

27 novembre 2014

IL FOGLIO: Luci spente a Berlino

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di Camilla Donati
In Germania lo spot ambientalista a sfondo osè, ha suscitato molte polemiche sul web e conferma la nuova fobia che allinea Berlino ad altri paesi in merito alla penuria energetica. La strategia con cui la Germania cerca di affermarsi per quanto riguarda l’energia rinnovabile è stata un disastro sia sotto profilo economico sia ecologico in quanto le emissioni di CO2 sono tornate a salire con il consumo di carbone. Il Ministro dell’economia si augura che la compagnia di stato svedese non abbandoni le miniere e le centrali elettriche a carbone nel nord-est della Germania. Ciò potrebbe causare serie conseguenze per l’approvvigionamento energetico del paese. Intanto meglio spegnere la luce e augurarsi che la Cancelleria non ripensi al nucleare. Le fonti non rinnovabili derivanti dai fossili come il petrolio si esauriranno e soprattutto i paesi che non ne producono dovranno, per quanto riguarda l’energia, cercare delle fonti alternative non sempre economicamente vantaggiose.

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27 novembre 2014

IL FOGLIO: L’America non è un posto dove si offre la presidenza a uno scettico per natura Stefano Pistolini

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di Gabriele Nicosia
America, vendesi posto da presidente. Obama è chiamato a risolvere diverse problematiche una tra queste è la rivolta a Ferguson dopo che un poliziotto di nome Darren Wilson ha sparato a un 18enne afroamericano, facendo credere a un ennesimo caso di razzismo dopo che si è venuto a sapere che il ragazzo ucciso era pure disarmato. Questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso in un paese dove se hai la pelle di un colore diverso dal bianco allora hai commesso un reato. Un esempio è Glenn Ford, 64 anni, arrestato nel 1983 perché era sospettato di un omicidio, dal 1988 aspettava il boia che avrebbe messo fine alla sua vita. L’unica colpa per lui è essere nato con la pelle di colore nero e quindi in un paese dove il razzismo dilaga bastava questo per condannarlo colpevole per un omicidio mai commesso, adesso è stato scagionato dopo 30 anni e riceverà un risarcimento di 330 mila dollari.
In un paese avanzato come gli Stati Uniti queste cose non dovrebbero mai accadere, in un paese dove è stato anche eletto un presidente afroamericano queste cose sono intollerabili! Condannare delle persone innocenti solo per il colore della loro pelle e anche ucciderle che è stato un incidente.

26 novembre 2014

IL FOGLIO: Cosi l’Algeria è diventata lo snodo cruciale per il jihad dell’Africa Pio Pompa

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di Corrado Mallia
L’Algeria sembra svolgere un ruolo fondamentale di aiuto allo stato islamico insieme alla Libia e tutto sarebbe confermato da una inchiesta pubblicata a Madrid il 18 novembre scorso e realizzata da tre giornalisti iberici che lavorano per l’Istituto reale spagnolo di studi internazionali.
Secondo quanto scritto nell’articolo, in Algeria ci sarebbero i campi di addestramento finale prima del trasferimento in Siria e in Iraq. Sarebbero stati scelti questi due paesi perché c’è una forte presenza di un altro gruppo terroristico, denominata Ansar Adawla al Islama, che detiene il controllo completo di alcune zone.
Gli estremisti islamici recluterebbero nuovi soldati sui network islamici mettendo in difficoltà paesi come il Marocco e la Tunisia che sono islamici moderati, cioè ripudiano l’Isis, non riescono a bloccare i reclutatori su questi siti.
Gli jihadisti, dopo aver terminato l’addestramento, rientrano nei loro paesi di provenienza ma la maggior parte si aggrega alle cellule terroristiche più attive della zona del Nord Africa e solo una piccola parte raggiunge la Siria e l’Iraq.
L’Isis dev’essere bloccato e annientato però perché questo accada c’è bisogno di un azione congiunta internazionale per bloccare innanzi tutto il reclutamento su internet bloccando i siti sospetti e poi colpire direttamente con dei bombardamenti, anche solo aerei, nei punti di maggior concentrazione. Più si aspetta più l’Isis si rafforza e si espande ma quando si apriranno gli occhi sarà troppo tardi e il prezzo da pagare sarà molto alto in termine di vite umane e bellico

26 novembre 2014

LA REPUBBLICA: Gioia, riaperta la metro di Ilaria Carra

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La Repubblica: Riapetra la metro di Gioia

di Corrado Mallia
Tutto asciutto e via libera, infatti nel tardo pomeriggio di Martedì è arrivato l’ok dai tecnici ATM, ma per evitare disagi su tutta la linea sono necessari fondi per 20 milioni.
La causa è da attribuire all’impermeabilizzazione del terreno nella zona di Gioia perché i nuovi grattacieli e il palazzo della regione, che hanno bisogno di un terreno solido sotto di essi, hanno sottratto spazio alla falda che, ingrossandosi per via della copiosa pioggia, ha dovuto trovare una via alternativa. La via l’ha trovata nelle logore pareti del tunnel che collega la stazione di Gioia a quella di Garibaldi. Alcune colpe sono da attribuire anche al cantiere per la costruzione della linea 5 che avrebbe deviato alcuni corsi d’acqua nella falda peggiorando la situazione.
Ormai se si vuole rendere la linea verde sicura e più affidabile, cosa che dev’essere attuata sicuramente in vista dell’Expo, bisogna investire tutti soldi che dovevano essere spesi prima per la manutenzione e la impermeabilizzazione dei tunnel e stazioni. La cifra ammonta a quasi 20 milioni.
Tutte le linee della metropolitana devono ricevere una manutenzione costante per evitare che questi disagi si ripresentino ogni qualvolta succeda qualcosa di eccezionale, come la pioggia.
Inoltre non si può dare la colpa sempre e solo agli agenti atmosferici perchè in questo caso è evidente che l’uomo abbia costruito troppo in un area non adeguata e nonostante questo non abbia preso misure di sicurezza per evitare la situazione di inizio settimana.
C’è da dire inoltre che i fondi probabilmente siano stati destinati alla realizzazione della linea 5 e 4, è infatti iniziato il cantiere a Linate. Ma c’è da porsi una domanda: meglio avere una nuova linea completa per l’Expo o è meglio avere le tre vecchie linee, che trasportano migliaia di persone ogni giorno, sicure e che possano lavorare a pieno regime?

23 novembre 2014