REPUBBLICA: Eni, lo scandalo delle accise truccate “evasione milionaria per creare fondi neri”

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Commento di Jacopo Corsaro

Roma, altre perquisizioni, altri indagati, altre accuse. Si riapre l’inchiesta per saperne di più sull’evasione fiscale di Eni della Procura di Roma. Facendo delle ricerche sui prodotti petroliferi, si è scoperto che il peso in uscita delle raffinerie viene registrato al ribasso in modo da pagare meno tasse. Come se il carburante trasportato fosse meno di quello che è. Facendo questo giochetto la società, nell’era Scaroni, si è guadagnata grandi cifre di denaro illecitamente. La domanda che si fanno gli inquirenti è “a che cosa servono questi soldi?” È necessario comprendere a chi sia destinato il denaro risparmiato illecitamente derivante dal mancato versamento per intero dell’accise dovuta, ben potendosi ritenere che venga impiegato in attività non lecite trattandosi di provento di reato. Quei milioni di milioni di euro andrebbero a depositarsi in un fondo in nero. Si pensa che questi soldi non siano stati spartiti nelle tasche degli indagati, anzi si crede che non fossero neanche al corrente di quello che stesse succedendo. Questo i Pubblici ministeri lo stanno ancora verificando. Per ora dal 2007 al 2012 sono stati evasi circa 2 milioni di euro in tre sedi (Napoli, Livorno e Gaeta).

Dunque evadere è sbagliato: lo sappiamo tutti. Ma sono quasi stati costretti poiché, al momento la tassazione globale è intorno al 75%, questo significa che rimane poco per investire e quindi creare ricchezza e occupazione.

3 ottobre 2014

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